Ora anche «l’Unità» si chiede se si può governare con il Prc

Il giornale ds dopo gli attacchi a Cofferati: è ora che Bertinotti sciolga i dubbi che fanno comodo alla destra

Laura Cesaretti

da Roma

«Ragazzi, c’è stato il “tana liberi tutti” del proporzionale: l’Unione non c’è più, d’ora in poi ognuno corre per sé e si dà da fare per affermare la propria identità contro quella degli altri... E quindi io vado a Bologna a manifestare contro Cofferati». Abituato a dire pane al pane e vino al vino, il verde Paolo Cento fotografa così la situazione nel centrosinistra, all’indomani della nuova legge elettorale.
Una situazione ben esemplificata dal caso Bologna, dove il sindaco «riformista» che vuole governare facendo una bandiera della legalità e della sicurezza si trova assediato dalla sinistra della sua maggioranza. E Quercia e Margherita, dopo molte esitazioni, sono costrette a schierarsi con Cofferati, mentre a Prodi tocca mediare telefonando alternativamente al sindaco e a Bertinotti, dando un po’ di ragione all’uno e un po’ all’altro e cercando di tenere insieme la coalizione nella città-simbolo appena riconquistata.
Al centrodestra, naturalmente, non par vero di poter affondare il coltello nella piaga: «È solo l’antipasto di quel che accadrà quando saranno al governo», avvertono dalla Cdl. Ma il problema cominciano a porselo anche a sinistra, e così ieri dai giornali dei ds e della Margherita sono partiti pesanti avvertimenti contro lo scomodo alleato Prc. Europa se la prende col direttore di Liberazione Piero Sansonetti, che ha descritto il sindaco di Bologna come uno «stalinista» avido di «potere»: «Se avesse messo a frutto la scuola di partito, oggi capirebbe per conto di chi sta sollevando polveroni (della Cdl, ndr). Se ha giovanili ardori “radicali e anticonformisti” si faccia un viaggetto nel Chiapas, e torni quando ci saremo disfatti di Berlusconi», si legge nel corsivo di prima pagina. Stessa pesante accusa contro Rifondazione arriva dall’Unità: «In questo modo fate il gioco della destra». Il direttore Padellaro in persona si è assunto il compito di tirare le orecchie a Bertinotti: «È un vero peccato che a una siffatta destra agli sgoccioli vengano forniti argomenti per affermare che la sinistra non può governare l’Italia», costringendo la sinistra «a difendersi». Anche l’Unità se la prende con l’organo del Prc, Liberazione, e l’accusa di «stalinismo» rivolta a Cofferati: «Una caricatura non degna di un dibattito serio», tuona Padellaro. «Ma di cosa stiamo parlando? Il rispetto per la legalità è un preciso dovere di qualsiasi cittadino, e a maggior ragione del primo cittadino». È ora, per il partito di Bertinotti, di «sciogliere definitivamente quei dubbi che fanno tanto comodo alla destra. E cioè se e come una forza che si definisce di sinistra antagonista possa diventare forza di governo, con tutto ciò che ne consegue». Perché «di lotta e di governo è un ottimo slogan. A patto però che la lotta non sfasci il governo».
Il governo di Cofferati oggi, quello di Prodi domani: la preoccupazione sta diventando reale. Anche perché, con le nuove regole proporzionali, Rifondazione non dovrà trattare i collegi con gli alleati e punta ad avere in proprio una quarantina di deputati (oggi ne ha solo dodici) e un gruppo autonomo al Senato (oggi ha solo due eletti). Bertinotti è dunque destinato a pesare più del previsto, nella futura maggioranza di centrosinistra, se Prodi vincerà. Ma vuol contare da subito: «Ha preso meno di quel che sperava alle primarie - nota il braccio destro di Marini nella Margherita, Beppe Fioroni - ma comunque ha preso il 15%. Ed è deciso a farlo pesare dentro l’assemblea programmatica del centrosinistra, a dicembre. E siccome noi, insieme a Prodi, abbiamo tenuto un profilo troppo basso sul programma, contando di mediare dopo, passeremo parecchi guai. Guai grossi, perché col proporzionale anche i Verdi e gli altri partitini si scateneranno sui loro contenuti identitari, e venirne a capo sarà tutt’altro che semplice».