Ora anche Olmert rischia di perdere la testa

Le teste, si sa, sono come le ciliege. Dopo avere visto rotolare quella del capo di Stato maggiore Dan Halutz, dimessosi martedì notte, sono in molti ad assaporare quelle di Ehud Olmert e Amir Peretz. L’astiosa voglia ha un’intrinseca coerenza. Se il responsabile delle scelte militari alla base degli insuccessi della campagna anti-Hezbollah abbandona la poltrona perché – si chiedono molti israeliani - non aspettarsi lo stesso da un premier e da un ministro della Difesa responsabili politici di quelle decisioni? A quelle domande s’aggiunge la pressione dell’opposizione «Quando una guerra è condotta male le responsabilità sono in primo luogo del capo di Stato maggiore, ma subito dopo anche del premier e il ministro della difesa... dunque è logico aspettarsi che, prima o poi, se ne vadano pure loro» spiega ieri Ran Cohen, un deputato dell’opposizione con un passato da alto ufficiale. L’opinione del deputato Ophir Pines Paz, compagno di partito del ministro della difesa Peretz, non si discosta di molto. «Il passo di Halutz è stato inevitabile, ma il generale non è il solo responsabile dei fallimenti... anche il governo ha avuto il suo ruolo».
Israele è dunque sull’orlo di un terremoto politico senza precedenti. Un terremoto è reso ancora più imminente dall’iniziativa giudiziaria della procura generale israeliana che, proprio ieri, ha annunciato l’apertura di un’inchiesta sul ruolo di Ehud Olmert nella privatizzazione di Bank Leumi, l’istituto di credito statale passato nel 2005 sotto il controllo di un gruppo australiano.
In queste ore difficili molti si chiedono se il paese, già in attesa delle dimissioni del presidente Moshe Katsav accusato di violenza sessuale ai danni di almeno cinque donne, possa sopportare uno sconquasso istituzionale in grado di azzerare vertici militari e politici. Un simile terremoto politico, già difficile per un paese normale, può diventare tragedia in una nazione in equilibrio tra pace e guerra. Amir Peretz - il ministro della difesa laburista che molti laburisti sognano di dimenticare al più presto - cerca di evidenziare i rischi di scelte avventate. Il ministro della difesa è il più deciso nel giudicare “prematuro” l’addio del capo di stato maggiore e nel rammaricarsi per non poter portare a termine assieme a lui la riorganizzazione dell’esercito. L’avviso è chiaro. Nel Peretz pensiero chiunque tenti di mandarlo a casa si assume la responsabilità di rinviare la ristrutturazione di una macchina militare uscita provata dalla guerra di mezza estate. Ma visti i risultati molti sembrano pronti a rischiare tutto e subito piuttosto che affidargli una missione così delicata. Gli stessi dubbi riguardano anche Ehud Olmert, un primo ministro precipitato sotto il 15 per cento nei sondaggi di popolarità, uno degli indici più bassi nella storia del paese. Il colpo di grazia per Olmert e Peretz potrebbe arrivare nelle prossime settimane quando la commissione d’inchiesta incaricata di valutare il comportamento di politici e militari nel corso dei 34 giorni di guerra renderà pubbliche le sue conclusioni.
In attesa del verdetto Olmert e Peretz devono scegliere il successore di Halutz tra un terzetto di generali finiti a loro volta nel mirino della commissione d’inchiesta. Il comandante delle forze di terra Benny Gantz e l’ex capo di stato maggiore Gabi Ashkenazi sono stati ascoltati dalla commissione a novembre. Il terzo candidato, il vicecapo di Stato maggiore Moshe Kaplinski, dovrà deporre tra breve.