Ora anche la sinistra denuncia il conflitto d’interessi di Marta

Un sito pubblica un’inchiesta sul ruolo del marito della Vincenzi. La lista «Città Partecipata» vuole chiarezza E spuntano 50mila euro ai Ds

«La nostra città sarebbe esposta a gravissimi rischi se alla carica di sindaco accedesse una persona con gravi conflitti di interesse». Chi lo dice? Esatto, la sinistra, una sinistra fuori dei partiti come quella espressa da «Città Partecipata», che si presenta al voto contro tutto e contro tutti. Ma la domanda più difficile è un’altra: a chi si riferisce? Sbagliato, non a Enrico Musso, non al centro destra. Nel mirino c’è Marta Vincenzi. I «gravi conflitti di interesse» sarebbero i suoi. La preoccupazione è tutta legata alla denuncia espressa da un’inchiesta de «La casa della legalità», un’associazione che sul sito «www.genovaweb.org» ha pubblicato una serie di visure camerali e informazioni su società che chiamano direttamente in ballo la candidata del centrosinistra. O meglio, la coinvolgono per il ruolo svolto da suo marito, l’ingegner Bruno Marchese, in queste società.
Un ruolo sempre di primissimo piano, che naturalmente non comporta alcuna irregolarità. I sospetti, sollevati dalla «Casa della Legalità» e rilanciati da Città Partecipata nascono al momento in cui queste società più o meno direttamente controllate dal marito di Marta Vincenzi entrano in gioco sul piano politico-amministrativo. Bruno Marchese risulta, come riportato dal sito che cita visure camerali svolte «amministratore delegato, consigliere e direttore tecnico dal 2001 della Igm Engineering Impianti srl (studi di architettura, di ingegneria ed altre attività tecniche), nella quale su 49.400,00 euro di capitale ha, con titolo di proprietà, quote nominali pari a 18.759,52 euro; direttore tecnico dal 2001 della I.G.M. srl (costruzione di opere idrauliche) nella quale dalla visura del 2001 su 95.000.000 lire di capitale ha, con titolo di proprietà, quote nominali pari a 28.000.000 lire; liquidatore dal 2005 della B & M Consulting srl (consulenza amministrativo-gestionale e pianificazione aziendale), nella quale su 10.000,00 euro di capitale ha, con titolo di proprietà, quote nominali pari a 3.000,00 euro; Direttore Tecnico dal 2003 e Consigliere dal 2006 del Consorzio Rete (studi di architettura, di ingegneria ed altre attività tecniche). Poi risulta anche avere proprietà in: F & B Services srl, dalla visura del 2002 su 20.000.000 lire di capitale ha quote di proprietà pari a 10.000.000 lire».
Il fatto è che agli autori dell’inchiesta risulta dalla documentazione sul finanziamento ai partiti, che la «Engineering impianti srl» ha versato nel 2004 ai Ds 50mila euro. E in quell’anno Marta Vincenzi è stata straeletta alle Europee.
Inoltre, viene sottolineato sul sito, «dalla relazione depositata alla Consob “Prospetto informativo relativo alla offerta in opzione agli azionisti di n° 31.875.000 obligazioni convertibili del prestito obbligazionario (...) e dal Bilancio consolidato del 31.12.2005 sempre della Sias spa di Marcellino Gavio, risulta che il Consorzio Rete è partecipato per il 16,667 % dalla Sias gaviana, per un valore di 11.000 azioni/quote detenute su 66.000». Un rapporto molto diretto tra Marcellino Gavio e una società in cui è fortemente impegnato il marito di Marta Vincenzi. Dove sta il problema? In una vecchia storia. Quella della cessione, da parte della Provincia presieduta proprio da Marta Vincenzi, di quote dell’autostrada Milano-Serravalle. Nel 1999 la cessione dalla Provincia della Vincenzi all’imprenditore Gavio avvenne per un valore di 1.60 euro (parametrate al valore di oggi) ad azione. Pochi mesi dopo Gavio vendette alla Provincia di Milano le azioni della Serravalle per l’equivalente di 8.93 euro.
Non solo, quello che sta a cuore anche agli esponenti di «Città partecipata» è anche il fatto che tra i principali «clienti» della società «Igm Engineering impianti» ci sia anche l’Autorità portuale di Genova. «Ella - scrivono rivolgendosi alla Vincenzi - qualora vincesse le elezioni, ricoprirebbe un importantissimo ruolo» per la gestione dell’Autorità portuale. E quindi, le chiedono, «come ritiene di poter governare con questo grave conflitto di interesse»? Una domanda. Come tutte quelle rivolte prima. Città Partecipata spera che quanto pubblicato sul sito citando le visure camerali non sia vero. E quindi chiede alla Vincenzi conferma o smentita. Anche i cittadini genovesi aspettano una risposta.