«Ora attendiamo un gesto di pace palestinese»

da Gerusalemme

Il premier israeliano Ariel Sharon in un discorso televisivo al popolo, ha giustificato lunedì sera il ritiro da Gaza affermando che è doloroso ma vitale per lo Stato ebraico e ha lanciato un appello ai palestinesi perché rispondano con «una mano tesa per la pace». L'intervento del premier, a reti unificate, ha concluso una giornata di forte tensione nelle colonie, dove la notte precedente era scattato il piano di ritiro. Nel suo messaggio Sharon ha anche detto di capire il dolore e l'angoscia dei coloni, costretti a lasciare le loro case, ma ha affermato che la mossa è necessaria.
Il primo ministro ha affermato di ritenere che «non sia possibile restare per sempre nella Striscia di Gaza» e, rivolgendosi ai palestinesi, li ha esortati a dare ora «prova della loro buona volontà». «Essi - ha aggiunto - devono combattere le organizzazioni terroristiche e dimostrare di volere la pace per potersi sedere con noi al tavolo dei negoziati». «Il mondo aspetta la risposta dei palestinesi: una mano tesa verso la pace, o il fuoco del terrorismo. A una mano che offre la pace - ha detto Sharon - risponderemo con un ramoscello d'ulivo. Ma se scelgono il fuoco, risponderemo con il fuoco, più severamente che mai». Il premier ha così concluso il suo discorso: «Oggi ci avviamo su una nuova strada che ha non pochi rischi ma che offre raggi di speranza».
Sul ritiro, che rappresenta una svolta nella storia di Israele, è intervenuto ieri anche il ministro della Difesa, Shaul Mofaz. In una conferenza stampa tenuta in una base militare, ha invitato i palestinesi «a non affrettarsi a festeggiare» la partenza dei coloni. «La decisione dello Stato di Israele di uscire da Gaza - ha detto - è frutto di un'iniziativa politica del governo e del Parlamento israeliani al fine di giungere a una realtà migliore sotto l'aspetto della sicurezza, economico e sociale e al fine di costruire un ponte per la realizzazione della Road Map (l'itinerario di pace del cosiddeto Quartetto: Onu, Russia, Stati Uniti, Unione Europea, ndr)».
«Ci sarà un divario temporale di circa un mese - ha continuato Mofaz - tra il momento in cui i coloni usciranno e quello in cui anche l'esercito abbandonerà la Striscia di Gaza. In questo periodo non permetteremo ai palestinesi di entrare nell'area». «Ciò - ha dichiarato il ministro - lo abbiamo detto ai palestinesi a tutti i livelli di coordinamento ma, a mio avviso, non è ancora ben chiaro nelle loro menti e pertanto ritengo molto importante ripeterlo adesso, alla luce di ciò che sta succedendo in campo palestinese». «Io spero - ha concluso - che i palestinesi rispetteranno quanto è stato concordato con loro nelle discussioni che abbiamo condotto negli scorsi mesi».