«Per ora ballo in tv Poi mi preparo ad aiutare il Paese» Il principe sabaudo dal flop in politica allo show su Raiuno. «La cosa migliore che ho fatto? Due figlie»

È la controra e abbiamo solo l’imbarazzo della scelta. La mensa aziendale è semivuota con decine di tavolini di plastica liberi. «Va bene quello?», chiede Emanuele Filiberto di Savoia e ne indica uno in mezzo al capannone. «Bene», dico e ci sediamo.
Ma il posto è infelice. Accanto c’è la tavolata delle inservienti che, finito il turno, si rifocillano tra molte risate. Ci spostiamo più in là quando una delle ragazze dice: «Aspetta Emanuele». Viene con uno straccio, pulisce il tavolino dalle briciole e porta via bicchieri sparsi. Il Savoia Carignano le dà una mano a sparecchiare.
Seduto, lo guardo fare. È un ragazzone sull’1,85, in tuta e capelli a spazzola. Ha un giubbotto rosso e una sciarpa grigia penzolante. Sembra in relax dopo una sauna. È invece al torchio negli studi tv Voxon, allo sprofondo della periferia romana. Prepara con puntiglio la sua fondamentale apparizione da danzerino nello show, «Ballando con le stelle». Tornando, intreccia la sciarpa intorno al collo con gagliarda energia.
«Non si strozzi prima dell’intervista», lo ammonisco.
«Stia tranquillo», dice e mi guarda con barbetta di due giorni per capire che tipo sono. Il giaccone è un pugno nell’occhio. Bavero e imbottitura di pelliccia, all’esterno ghirigori e scritte inglesi.
«Fornito da Raiuno o scelto da lei?» mi informo.
«Mio. È bellissimo. I disegni sono quelli dei tatuaggi», dice mentre una bambina che circola in sala si avvicina, gli dà una botta smorfiosetta e dice «ciao». «Ciao», fa lui.
«La chiamo principe o dottore?», chiedo io.
«Emanuele o Emanuele Filiberto. So che in Italia va molto il titolo di dottore. Ma io non lo sono, né sono medico», spiritoseggia.
«Che studi ha fatto?».
«Maturità scientifica a Ginevra. Un anno di architettura a Losanna, uno di Scienze politiche. Poi, ho capito che gli studi non fanno per me. Volevo lavorare».
«Si definisce imprenditore. In che senso?».
«A parte la linea di moda, Principe d’Italia, da me creata, sono banchiere. O bancario, mai capito la differenza».
«Bancario è un impiegato».
«No, banchiere. Per cinque anni mi sono occupato di fondi di investimento nella Republic National Bank di Edmond Safra. Poi, come saprà, Safra è stato ucciso a Montecarlo».
«È finito in cassa integrazione?».
«Sono entrato nel Banco Syz di amici, sempre nei fondi di investimento».
«Questo il consuntivo fino al 2002, termine dell’esilio?».
«Sì. Ma continuo a essere consulente Syz anche ora che sono in Italia», dice. A distanza, una bella ragazza avverte con tono professionale: «Emanuele è cominciato il flamenco». «Vengo», risponde lui e spiega compreso: «Seguo un corso di balli spagnoli».
«La cosa più importante che ha fatto nei suoi 36 anni di vita?», chiedo riferendomi al lavoro.
«La più importante, fare le mie bambine, Vittoria e Luisa», dice a sorpresa e aggiunge: «La più bella, dare loro i valori con cui affrontare la vita».
«Dei suoi valori parliamo dopo. Come sente di incarnare i suoi titoli di Principe di Venezia e di Principe di Piemonte?».
«Quelli li ho ereditati, non ancora meritati. A 50 anni potrò dire se ci sono riuscito. Ora sono agli inizi della mia vita professionale».
«Di ballerino tv?».
«Serve per farmi conoscere meglio. Dopo, vorrò essere utile al mio Paese e ai miei concittadini».
«Ha letto la biografia del vero Emanuele Filiberto, il suo omonimo del '500, scritta da sua nonna Maria Josè?».
«Certo. Nonna me l’aveva dedicata. Poi la biografia è stata presa in mano da mia zia, Maria Gabriella, che ha tolto la dedica».
«Ohibò e perché?».
«Le stava sui nervi la dedica a me. Ma conservo il manoscritto che la contiene».
«Cosa le è rimasto impresso dell’illustre omonimo?».
«Un grande stratega in anticipo sui tempi. In ogni modo, non oso mai compararmi agli antenati».
«Le piacerebbe esercitare lo jus primae noctis come i suoi avi?».
«Ho avuto la fortuna di divertirmi da giovane. Ora ho mia moglie che mi basta ampiamente».
«Il ricordo principale dell’esilio?».
«Quello dei miei compagni di diverse nazioni che potevano tornare nei loro Paesi, mentre io non avevo un Paese in cui tornare».
«E la Svizzera?».
«Un bellissimo Paese d’adozione. Ma mi sono sempre sentito a parte».
«Che rapporto ha con suo padre Vittorio Emanuele?».
«Bellissimo. Più da amico che da figlio. Papà è molto sensibile. Mi ha detto: “Ti voglio dare l’amore che non ho mai ricevuto dai miei genitori”. Dice tutto».
«Da noi ha una fama opaca».
«È spontaneo e sincero. Era impreparato all’impatto con l’Italia. Doveva essere re. Ha invece dovuto farsi da solo. Ha perso le radici», dice con filiale veemenza.
«Sua mamma, Marina Doria?».
«Ha i piedi per terra. Quattro volte campionessa del mondo di sci d’acqua. Una figura forte».
«Finito l’esilio, si è installato in Italia. Le mancava?».
«Mi mancava ed ero curioso del contatto diretto con gli italiani».
«Lei è il solo Carignano a vivere qui. Gli altri se ne guardano bene».
(allarga le braccia) «Ho sofferto di più la mancanza... No, anche papà ha sofferto... Ma per me, più giovane e adattabile, è stato normalissimo tornare in Patria», dice, mentre la fanciulla del flamenco ritorna alla carica.
In Italia, si è messo subito a folleggiare. Notti brave, Striscia che la riprende brillo...
«Non mi vergogno. Le ironie di Striscia mi hanno divertito. Ero giovane. La nascita delle figlie mi ha cambiato».
Era due anni fa, già padre da tempo.
«Chi non è mai stato brillo scagli la prima pietra».
Ha fatto la pubblicità delle olive, balla in tv come un orsacchiotto.
«Perché orsacchiotto? Mi impegno, faccio del mio meglio. Il pubblico mi premia, se no mi avrebbe cacciato. L’Auditel dice che la figura di Emanuele Filiberto interessa. Perché non usare questi mezzi per farmi conoscere come sono? Vivo col mio tempo».
Fa tv come il suo maggiordomo, Fabrizio Cimino, che è al Grande Fratello. Parità democratica?
«Se è il sogno di Fabrizio, felice per lui. Mi sono sempre sentito alla pari con tutti. Mai superiore».
Che rapporti ha con gli altri reali europei?
«Buoni con Spagna, Inghilterra, Belgio, Monaco, ecc. Ci vediamo con piacere e amicizia a matrimoni, battesimi o, purtroppo, funerali».
Frequenta Amedeo d'Aosta, il rivale dinastico?
«Né la voglia, né il tempo. Ho cose più interessanti da fare».
Sua zia Maria Gabriella...
«La pecora nera».
Per molti la più consapevole della discendenza.
«L’apparenza inganna. Se tiene tanto a Casa Savoia com’è che vende all’asta tutti i ricordi di suo padre e sua madre? È tanto amica di Amedeo. Si faccia adottare. Vado però molto d’accordo con la figlia, mia cugina Elisabetta».
Le altre zie, Maria Pia e Maria Beatrice, la messicana?
«Adoro Beatrice. Ci sentiamo al telefono. Maria Pia è molto cara con mia moglie. Ci siamo visti a Natale».
Il matrimonio con Clotilde Courau è agli sgoccioli?
«Mai stati così bene. Spero duri tutta la vita».
Clotilde vive a Parigi, lei a Roma.
«Sono a Parigi dalla domenica al martedì. O di più. L’ho messo come condizione nel contratto Rai».
Frequenta nugoli di starlette e si pensa al suo motto: «Non sono galante e tocco per primo». È un infedele incallito?
«Ho tante amiche, solo amiche. Quanto al motto, è vecchio e obsoleto. Per fortuna, sono cambiato».
È un bugiardo?
«No. La verità viene a galla e la figuraccia non mi va».
Lei ha detto: «Con Clotilde siamo amici. L’amore va e viene». Vuol dire che l’amore è finito?
«Era un francesismo. Intendevo che l’amore ha alti e bassi. Con Clotilde ho forte amicizia, forte rispetto e forte amore».
La politica l’attrae. Col suo curriculum da play boy che chance pensa di avere?
«Un sondaggio di Piepoli mi dà al tre per cento. Come il suo capo (il Cav, ndr), mi affido ai sondaggi».
Perché votarla?
«Per ora, non chiedo di votarmi. Ma di conoscermi, giudicarmi e non avere pregiudizi».
Che giornali legge?
«Corriere, Repubblica e Herald Tribune».
Il politico che più le piace?
«Berlusconi, Fini, Casini. Mancano però le facce nuove».
Il più indigesto e perché?
«Di Pietro. Un’indigestione non si spiega, si rigetta».
Nel mondo?
«Sono impressionato da Obama. Gli Usa, votando un afroamericano, dimostrano di essere davanti a tutti».
La monarchia è un’anticaglia?
«A giudicare da dove c’è, direi che è il futuro per l’unità nazionale».
Israele è stato criticato per Gaza. Critico anche lei?
«Detesto i bombardamenti indiscriminati. Ma Hamas è un’organizzazione terroristica e va combattuta».
Gli islamici che invocano Allah sul sagrato del Duomo?
«La notizia non mi ha scosso. Ho pensato: hanno sbagliato posto. Ci sono le moschee. Ma ho grande rispetto per tutte le religioni».
Va mai in chiesa per chiedere venia dei suoi numerosi peccati?
«Non spesso. Chiedo però perdono ogni sera. A Dio e a chi posso avere fatto torto. Ma lei che ne sa che ho tanti peccati?».
Spinelli e cose così?
«Mai fumati. Ho altri modi di andare in tilt. A me piace il vino. Non per niente sono Principe di Piemonte, terra di Barolo».