«Ora basta, i dirigenti devono intervenire»

La base, ma anche gli eletti, ora non ci stanno più. Vogliono chiarezza nel partito. Chiedono che chi, come Musso e Gadolla, sono responsabili dello strappo, ne subiscano anche le conseguenze. Un forte gruppo di «membri del Coordinamento genovese del PdL ed eletti nelle istituzioni cittadine» hanno così affidato a un comunicato la loro «forte indignazione riguardo alle notizie che si apprendono a mezzo stampa».
La prima bordata, i primi 28 firmatari, la riservano a Enrico Musso che, «già nominato candidato sindaco di Genova e straordinariamente sostenuto elettoralmente, organizzativamente ed economicamente dal partito nel 2007, successivamente nominato Senatore della Repubblica in posizione di assoluta garanzia di elezione nel 2008, sembrerebbe in procinto di tradire il proprio mandato e passare al gruppo misto del Senato e del Comune». In attesa delle smentite che non potranno esserci, gli eletti del Pdl giudicano la situazione che sanno essere inevitabile un «comportamento intellettualmente disonesto ed eticamente vergognoso», per il quale sarebbero necessarie «immediate, irrevocabili dimissioni dalle istituzioni in cui è stato eletto con il nostro fondamentale sostegno».
Le firme in calce al documento sono importanti. In ordine rigidamente alfabetico, comprendono consiglieri regionali, comunali e di ogni Municipio, oltreché un esponente di spicco come Pierluigi Vinai. Giustino Amato, Ferruccio Barnaba, Mario Baroni, Carla Boccazzi, Roberto Bognetti, Gaetano Bruno, Francesca Camoirano, Roberto Cifarelli, Giuseppe Costa, Giulia Costigliolo, Paola Ferrari, Raffaella Della Bianca, Giuseppe Di Pasquale, Enrico Farina, Luciano Gandini, Roberto Garbarino, Alberto Loi, Mario Mascia, Giuseppe Mela, Pasquale Ottonello, Tommaso Ottonello, Renato Pizio, Milena Romagnoli, Silvana Bignone, Simonetta Saveri, Imma Serra, Maurizio Uremassi, Remo Viazzi e Pierluigi Vinai guardano poi al caso Gadolla, «già nominato coordinatore cittadino del PdL senza alcun congresso, dopo avere conseguito una pesantissima sconfitta elettorale a livello personale accompagnata da un lavoro di coordinamento del Partito assolutamente carente». A lui chiedono «di essere conseguente ai suoi comportamenti lasciando la guida del PdL genovese».
Ma il vero appello è proprio a quella dirigenza del partito che ieri non aveva ancora preso posizioni. «Rivolgiamo istanza al coordinatore regionale, onorevole Scandroglio, e al coordinatore vicario genovese, onorevole Cassinelli, di assumere, senza ulteriore indugio, le responsabilità loro proprie convocando i rispettivi organi per esaminare la situazione e determinare le più opportune decisioni conseguenti», scrivono compatti i firmatari del documento che «chiamano» anche Scajola. «La situazione determinatasi negli ultimi tempi a livello locale ligure, in parte riverbero delle vicende nazionali, è evidentemente conseguenza della temporanea assenza di Claudio Scajola - concludono - La sua straordinaria capacità di leadership e di elemento unificante e propulsivo del centrodestra ligure è necessario che ritorni ad esprimersi al più presto a pieno regime, così come appare improrogabile un suo ritorno forte a livello nazionale. Le caratteristiche umane, politiche e strategiche di Scajola, insieme alla sua straordinaria dignità appaiono oggi come l'unico elemento capace di riunificare in un vero progetto politico tutte le frange ed i personalismi del centrodestra». Posizioni alle quali si allineano, pur non avendo ancoa firmato il documento, Gianni Plinio e Alberto Gagliardi.