"Ora basta, non diamo più agenti al calcio"

Dura reazione del ministro dello sport Melandri. Il sindaco di Catania, Scapagnini: "Una cosa mostruosa". Miccichè: "A perdere è la Sicilia"

Milano - In giornata Romano Prodi aveva inaugurato i mondiali di biathlon ad Anterselva, in Alto Adige. In serata si è trovato a commemorare una morte assurda di un poliziotto avvenuta mille chilometri più a sud e in un mondo, quello del calcio, sempre più sperduto e lontano. Le prime parole del premier sono per la famiglia dell’agente ucciso, subito dopo arriva una dura reprimenda per il mondo del pallone: «Il primo pensiero - ha detto Prodi - va alle persone rimaste coinvolte. È necessario un segnale forte e chiaro per evitare la degenerazione dello sport. Non possiamo riempire gli stadi di poliziotti e carabinieri; qui, ora, bisogna capire che cosa fare». Parole che erano già state precedute dalla decisione del commissario della Federcalcio Pancalli di sospendere tutti i campionati in questo fine settimana. Scelta che ha trovato pienamente concorde il premier: «Condivido l’operato dalla Federazione, perché va nella direzione auspicata e rappresenta non solo un doveroso segno di lutto, ma anche un monito per il mondo dello sport e non solo».
Anche il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano è rimasto profondamente colpito dalla gravità degli incidenti, dalla morte dell’ispettore Raciti, dall’impressionante numero di feriti e ha ribadito che alla ferma condanna per la recrudescenza drammatica di atti di violenza debbano accompagnarsi scelte e comportamenti coerenti da parte di tutti. «Una notizia sconvolgente - dice il ministro dello Sport Giovanna Melandri - che lascia attoniti ma che chiama a decisioni immediate e drastiche. Il governo non tollererà più che ogni giornata di campionato siano dispiegati migliaia di agenti se a rischio rimane l'incolumità loro e quella dei cittadini. Il governo ed il mondo dello sport nelle prossime ore dovranno far sì che il campionato riparta in maniera totalmente diversa».
Lacrimogeni. Bombe carta. Cariche. Lanci di oggetti. Scontri fisici. Pullman dei tifosi scortati fin da Palermo. Non che un bollettino così tragico fosse annunciato, ma i fatti accaduti all’andata dentro e fuori lo stadio della Favorita, avevano già messo in allerta le forze dell’ordine. La rivalità è quella di due tifoserie ma anche e soprattutto quella di due città. Una guerra prevedibile. «E per che cosa? Per una rivalità - dice il presidente della Regione Salvatore Cuffaro - tra le tifoserie che stasera è diventato dramma. Un popolo generoso e civile rischia di essere giudicato per colpa di qualche barbaro scalmanato che ha utilizzato lo sport per fare pura guerriglia». «Questa sera la Sicilia perde non solo un ragazzo di 38 anni, ma anche la faccia», dice il presidente dell'Assemblea Regionale Siciliana, Gianfranco Miccichè: «Si fanno tanti sforzi per fare apparire la Sicilia per ciò che è realmente e poi un episodio come questo non fa che dare ragione a tutti quelli che ci denigrano».
Attonito è anche il sindaco di Catania, Umberto Scapagnini (nella foto). Aveva visto il primo tempo del derby dal suo solito posto nella tribuna centrale dello stadio Massimino. Poi Scapagnini era tornato al Palazzo di Città per presenziare alla consegna di un premio. Subito dopo la corsa in ospedale. In sala rianimazione dove era stato fatto l’ultimo tentativo per salvare Filippo Raciti. E le prime sbigottite reazioni: «È una cosa mostruosa, non ho parole. Non riesco a parlare, è una cosa assurda, inimmaginabile, inaccettabile... Dobbiamo fare qualcosa di molto serio per combattere questi delinquenti del calcio». E sulle responsabilità della violenza: «Sono tutte da accertare». Poi una riunione con il prefetto di Catania Anna Maria Cancellieri per stabilire eventuali misure dopo gli scontri di ieri sera. La prima verrà definita nei dettagli questa mattina, ma è stata presa già ieri sera: è la sospensione, in segno di lutto, dei festeggiamenti per Sant’Agata. Rimarranno invariate invece le celebrazioni religiose.