«Ora basta con le promesse: occorre una soluzione subito»

Dopo l’esecuzione avvenuta nella «favela» dei disperati divampa la polemica politica sul degrado che regna da tempo nel caseggiato alla periferia ovest della città e sull’immobilismo dell’amministrazione.
«La situazione del Residence Roma è a dir poco insostenibile. Ho chiesto stamattina (ieri, ndr) la convocazione del consiglio straordinario per il ripristino della legalità, ma ho già ricevuto in modo informale il suo diniego. Questa è l’ulteriore prova dell’immobilismo del centrosinistra di fronte a uno stato di fatto allarmante che preoccupa residenti e operatori commerciali da più di 15 anni», attacca Carlo Carocci, capogruppo di An del municipio XVI. «Lo scorso ottobre - aggiunge Bruno D’Ambrogio, presidente della commissione Trasparenza - chiesi un tavolo sulla sicurezza alla presenza del prefetto per porre all’attenzione la situazione del Residence Roma, ma mi fu risposto che non era mio compito occuparmi di questo problema. Ho sollecitato più volte gli assessori ai lavori pubblici e commercio e ancora una volta non ho ottenuto risposta. Mi sembra chiara l’intenzione di bistrattare la commissione che presiedo ed è per questo che ho già annunciato al presidente Bellini le mie dimissioni».
«Dopo aver conosciuto la vergogna della cattiva amministrazione, chiediamo al sindaco Veltroni e alla sua giunta di evitare di trasformare zone adiacenti al centro storico in aree fuori controllo, assimilabili alle più degradate zone del terzo mondo», dice invece Sergio Marchi, capogruppo di An in Campidoglio, aggiungendo che «è necessario procedere all’immediato sgombero del Residence, sistemando in centri di prima accoglienza gli attuali occupanti e provvedendo all’immediata espulsione degli immigrati irregolari presenti nella struttura». Marchi chiede a Veltroni e al prefetto Serra un «immediato recupero della legalità all’interno del Residence Bravetta» e giudica «intollerabile che a tre chilometri da San Pietro, migliaia di cittadini debbano vivere una situazione da Far West, tenuti in ostaggio nelle loro case da qualche centinaio di sbandati, immigrati irregolari e delinquenti comuni che hanno instaurato nella zona un vero regime da coprifuoco». «Qualunque ritardo - conclude il capogruppo di An in Campidoglio - in questo senso, oltre ad essere una chiara violazione nell’applicazione della legge Fini-Bossi, sarebbe da giudicarsi politicamente e moralmente intollerabile». Corre indietro nel tempo la memoria di Vincenzo Piso, segretario romano di An: «Dobbiamo riflettere sugli errori che hanno portato a questa situazione disastrosa - dice - senza dimenticare che è dal lontano 1993 che il Comune ha promesso lo sgombero della struttura, già all’epoca avviata verso un lento degrado». Piso giudica lo sgombero e la riqualificazione del Residence Roma come «la soluzione più immediata da adottare». «Le vittime di questa situazione - aggiunge - oltre agli immigrati stessi, sono i cittadini di Bravetta che hanno ormai raggiunto la soglia della disperazione, rassegnati ormai ad uscire di casa dopo una certa ora della sera». Massimo Davenia, vicepresidente del gruppo di An alla Provincia, sottolinea come «già il primo dicembre scorso il prefetto avesse assicurato la chiusura del Residence Roma, che sarebbe dovuta avvenire entro il 10 gennaio». «Siamo quasi alla fine del mese - continua - ed è dovuto accadere un duplice omicidio per risollevare il caso, con nuove promesse che chissà se, a questo punto, verranno mai mantenute. Del resto anche il sindaco, durante la presentazione del piano di riqualificazione delle periferie romane, aveva annunciato la chiusura della vicenda del Residence di via di Bravetta».