Un’ora di battaglia alla sfilata dei no global

A Roma torna la furia dei black bloc: venti feriti, vetrine infrante, bancomat dati alle fiamme. Fermati dieci anarchici. Le forze dell’ordine: scontri provocati da 150 autonomi che hanno
attaccato con lanci di bottiglie. Scritte inneggianti alla morte
dell’ispettore Raciti

da Roma

«Attraversate, adesso!». Il via libera del poliziotto per chi si trovava al centro della guerriglia, un grido più forte delle altre urla, è partito proprio mentre si era appena arrestata la prima carica di pietre e bottiglie di vetro. Schegge impazzite che volavano nell’aria e s’infrangevano lungo i muri di corso Vittorio. Sassi che centravano gli scudi della polizia, ma gettati con foga e rabbia, senza un obbiettivo preciso, da ragazzi con il volto coperto. Ed è andata avanti così, per un’ora, una pioggia di colpi, i bastoni tagliavano l’aria, il botto dei petardi, i cori «assassini», i carabinieri che segnavano l’avanzata colpendo gli scudi con i manganelli. Un manifestante è rimasto ferito in modo abbastanza grave, feriti almeno sei poliziotti, dieci i manifestanti fermati. Sono state una ventina le persone medicate in strada, la maggioranza delle forze dell’ordine, con nove ricoveri. Un ragazzo è rimasto steso a terra per lunghi minuti in attesa dei soccorsi per un colpo di manganello alla schiena. È un giovane romano, di Cinecittà. Non riusciva a muovere le gambe ed era in grado di dire soltanto «mi chiamo Fabrizio».
La sirena dell’ambulanza ha chiuso la guerriglia di ieri a Roma, andata in scena in pieno centro, al termine di un corteo pacifico e con una partecipazione molto vasta: Cobas, centri sociali, comitati contro la Tav e la base Usa Dal Molin, ma anche studenti. E parlamentari: Francesco Caruso, Daniele Farina, Fosco Giannini, Heidi Giuliani, Paolo Cacciari, tutti di Rifondazione, con Franca Rame, senatrice dell’Italia dei Valori. Secondo Piero Bernocchi, leader dei Cobas, in piazza c’erano «150mila persone». Il presidente Usa è stato insultato con scritte e adesivi, cori e striscioni, ma sono stati portati attacchi feroci anche a Romano Prodi e al suo governo (per la politica estera, i «tagli a scuola e ricerca», la legge Ferrero-Amato sull’immigrazione).
È stato il coprifuoco a via Cavour. Ha chiuso per tutto il giorno addirittura la storica libreria di sinistra Rinascita in via delle Botteghe Oscure, ma fino a corso Vittorio solo alcuni cori di «Intifada fino alla vittoria», o «Yankee go home», avevano caratterizzato un corteo senza eccessi, se non nei graffiti a sfregio dei palazzi.
Già in piazza Venezia sono però comparsi alcuni ragazzi con le aste sotto il braccio e la kefiah, la bandana, o il passamontagna arrotolato intorno al collo, alcuni vestiti di nero. Avanzavano sul lato del corteo, a gruppi sparsi. Sono state rotte le prime vetrine e incendiato un bancomat. Secondo le forze dell’ordine gli scontri sarebbero stati provocati da circa 150 anarchici, del Nord-est, ma anche di Umbria e Toscana.
In corso Vittorio, quando il corteo avrebbe dovuto girare verso destra per raggiungere piazza Navona, un gruppo di ragazzi ha iniziato a fronteggiare gli agenti e a lanciare pietre, bottiglie e qualsiasi oggetto a disposizione, anche un estintore. Una vetrina della Banca di Roma è stata distrutta a colpi di bastone. Dopo alcuni minuti sono intervenuti dalla sinistra anche i carabinieri e i manifestanti sono stati chiusi tra i due fuochi, ma lo scontro si è spostato nella vicina via dei Baullari, finché non è scattata l’avanzata definitiva degli agenti, con una carica per disperdere i manifestanti in piazza Navona. Ogni auto, tendone, portone, è diventato un rifugio per la folla in fuga. Alcune persone per trovare riparo hanno fatto irruzione nella chiesa di San Pantaleo, proprio durante la celebrazione della messa. A corso Vittorio è rimasta una scritta: «10, 100, 1000 Raciti». Filippo Raciti, il poliziotto ucciso allo stadio di Catania.