Ma ora Bernanke tira il freno: il rialzo dei tassi può attendere

La stretta potrebbe arrivare non prima dell’autunno, mentre i mercati scommettono su un giro di vite in agosto

da Milano

Nella riunione della prossima settimana della Federal Reserve, Ben Bernanke dovrà essere di una chiarezza esemplare sul delicato tema dei tassi. Dalle ultime esternazioni del presidente della banca centrale Usa, focalizzate sugli aumentati rischi di crescita dell’inflazione, i mercati hanno infatti tratto la convinzione che il rialzo del costo del denaro potrebbe arrivare già con il vertice del Fomc (il braccio di politica monetaria della Fed) in agenda il 5 agosto. L’andamento dei future sui Fed Fund, con il 90% di probabilità di un ritocco verso l’alto di un quarto di punto proprio in agosto, ne è la miglior conferma.
Bernanke, secondo le indiscrezioni riportate ieri dal Financial Times, sarebbe tuttavia preoccupato delle aspettative che si sono create tra gli operatori finanziari. E vorrebbe quindi che le previsioni sul timing dell’intervento venissero spostate decisamente più in avanti, sempre che le spinte inflazionistiche non siano tali da consigliare una mossa anticipata. Lo stesso Wall Street Journal, solitamente ben informato sugli umori della Fed, dedicava ieri una lunga analisi sulle prospettive della politica monetaria, in cui l’opzione di una stretta in agosto non viene scartata a priori, ma resta comunque subordinata ai dati macro sull’occupazione e sui prezzi al consumo che giungeranno tra la fine di giugno e luglio. Una forte dinamica inflazionistica accoppiata a una ripresa della crescita economica potrebbe indurre l’istituto di Washington a invertire la rotta dopo la raffica di tagli al costo del denaro decisi a partire dallo scorso settembre. In caso contrario, i tassi resterebbero ancorati all’attuale 2% almeno fino all’autunno per sostenere la ripresa.
La prossima settimana Bernanke dovrebbe quindi fare luce sulle intenzioni della Fed, senza però per questo attenuare i toni di allarme sull’inflazione. «L’ultima serie di aumenti nei prezzi dell’energia - aveva detto nei giorni scorsi il successore di Alan Greenspan - si è aggiunta agli attuali rischi di inflazione e alle aspettative di inflazione». Con il petrolio stabilmente sopra i 130 dollari il barile è difficile pensare a un’attenuazione del fenomeno. Probabilmente quindi, osserva ancora il Wall Street Journal, nella nota al termine del prossimo Fomc la banca centrale Usa «userà un tono più forte di quello usato a maggio sui rischi di inflazione, ma è improbabile che confermi le aspettative di mercato di un rialzo dei tassi in agosto».