Ora Biasotti solleva lo «scandalo Erzelli»

«Burlando ha l’ossessione degli Erzelli, non si capisce perché, ma è sempre più evidente». Sandro Biasotti lancia l’attacco al presidente della Regione. A tutto campo. E si comincia dalla nota più dolente di tutte, di questi tempi: la sanità e in particolare l’ospedale di vallata della Valpolcevera che in Valpolcevera non si farà più perché Claudio Burlando lo vuole fare agli Erzelli, di là dalla collina di Coronata. «Si tratta di una decisione priva di logica che pare le porte alla richiesta danni della Techint, società che nel settembre 2004 aveva vinto la gara alla Asl3 per la realizzazione del complesso ospedaliero» ha detto Biasotti. L'ex presidente della Regione ha ricostruito le tappe di una progettazione che, ad oggi, di certo ha soltanto i costi. «L'idea di costruire un ospedale a servizio della popolazione della Valpolcevera - ha ricordato Biasotti - fu del mio predecessore Giancarlo Mori: nell'aprile del 2000 l'amministrazione della Asl 3 genovese riceve la proposta di project financing del Promoter dell'allora Milano Centrale, oggi Pirelli Re, relativamente alla costruzione del nuovo ospedale di vallata». Contemporaneamente la Regione trova i fondi e il Comune, nell'estate dello stesso anno, individua quattro aree come disponibili nel piano urbanistico per la realizzazione dell'ospedale. Tra questi anche quelli dell'Ex area Miralanza che però ha un costo elevato, molto al di fuori dei valori di mercato e destinato ad aumentare anche a causa della necessaria bonifica ambientale. Così il Promoter, su incarico della Asl, cerca altri siti. «Alla fine l'area di Fegino 2 sembra essere la più idonea - continua Biasotti -, e il Promoter prepara un altro progetto entro l'ottobre 2001, ma a dicembre dello stesso anno arriva la decisa opposizione del consiglio di circoscrizione e il Comune elimina l'area di Fegino 2, riproponendo alla fine l'area di Miralanza che già era stata scartata».
Adesso Burlando ribalta tutto. «Io agli Erzelli ho lavorato 30 anni - spiega Biasotti - e certamente non mi sembra l'area migliore per un ospedale. Quando tira vento lassù volano i container... Ci sono problemi di viabilità, di accesso. E poi è demenziale insediare nella stessa area la Facoltà di Ingegneria spendendo di tasca della Regione 340 milioni di euro». Biasotti elenca i guai della giunta del suo successore e parla di «situazione caotica» e «fortissimo degrado» soprattutto nei due temi nevralgici: la sanità e la finanza, strettamente collegati, peraltro. E dà l'affondo: «La Regione ha aumentato le tasse e come se ciò non bastasse ha anche deciso di vendere il patrimonio immobiliare accumulato in trent'anni. Di questo passo... ».
Il gruppo regionale guidato da Biasotti chiede che la Regione si fermi e torni indietro sugli aumenti delle tasse. Inoltre chiede anche che ci sia un ripensamento serio sulla sanità. «La mobilità continua ad aumentare - ha aggiunto Biasotti -, i tempi di attesa sono diventati inaccettabili, e su 52 prestazioni almento 48 sono oltre i trenta giorni. Sui farmaci generici c'è confusione totale e anche la delibera sulla medicina scolastica sta sollevando molta preoccupazione tra insegnanti e genitori». Per non parlare della chiusura degli ospedali dall'Evangelico a Busalla e Recco, fino a Sestri Ponente. «Non devono essere chiusi - ha aggiunto l'ex presidente -, quello di Recco è stato ristrutturato e inaugurato agli inizi del 2005... siamo al caos. E si tratta di decisioni prive di logica se si pensa che comunque tra il 2006 e il 2007 anche il governo Prodi ha aumentato di molto i fondi per la sanità, da 2.540 a 2.862 milioni».
Immediatamente è arrivata la replica dell'assessore alla sanità, Claudio Montaldo. «I conti della sanità ligure, ancorchè molto complessi, sono sotto controllo, i disavanzi degli anni pregressi sono stati ripianati e il 2007 può partire con una previsione di equilibrio che comporta una significativa riorganizzazione dei servizi, compresa quella che per cinque anni Biasotti non ha fatto, aggravando invece squilibri e ridondanze», si è difeso Montaldo. «La scelta di realizzare il nuovo ospedale del Ponente - aggiunge Montaldo - risponde all'obiettivo di gettare uno sguardo lungo, oltre i tatticismi e le scelte contraddittorie che hanno contraddistinto il ciclo precedente e di fare qualcosa per i cittadini di quella parte di città che finalmente potranno avere la prospettiva di contare su una struttura ospedaliera degna di questo nome e in grado di durare qualche decina di anni».