Ora Bocca rimpiange la censura di Mussolini

A chi il bollito? A noi. Camerata Giorgio Bocca, presente: smesso il vestito del partigiano e il cardigan di Missoni, il giornalista veste la camicia nera. E dalle pagine insospettabili del progressista Espresso lancia l'urlo del balilla: il Duce ha sempre ragione. Se qualche lettore radical chic storcerà il naso, pazienza. Non potrà che arrivare la risposta dell'editorialista in orbace: «Me ne frego». Del resto, si sa: editoriale e moschetto, fascista perfetto.

Ma bisogna capirlo l'ex grande inviato: forse gli hanno di nuovo cucinato male l'arrosto. Ricordate? Qualche settimana fa se la prese con gli immigrati colpevoli di infrangere le regole della bagna caoda e della lepre al civet. Voleva mandarli via tutti, in un impeto di lepenismo gastronomico e di razzismo quattro stelle michelin. Non gli hanno dato retta, sciagurati. La domestica a casa Bocca è sempre quella, la carne pure: stopposa. Per mandarla giù non sai quanto bisogna bere. E così carne stopposa oggi, carne stopposa domani, in alto i cuori e anche un po' i calici, l'ex principe dei giornalisti di sinistra s'è trovato a credere, obbedire e combattere senza nemmeno accorgersene. Più che una trasformazione, un travaso: «Aveva ragione il duce - scrive - a far tacere la cronaca nera dei giornali. Pensate quante paure e tristi presentimenti si evitavano». In effetti, come non averci pensato prima? L'unico dubbio è: perché limitarsi alla cronaca nera? Pensate la politica, quanti tristi presentimenti ci dà. E vogliamo parlare dell'economia? O degli esteri? Tagliamo corto: facciamo tacere direttamente i giornali, così il problema è risolto. Giorgio Bocca direttore dell'agenzia Stefani, e non se ne parli più.

L'unica cosa che ci dispiacerebbe un po', in questo caso, è non poter più trovare in edicola l'Espresso con la sua ormai mitica pagina 15, quella della rubrica a fermentazione rapida: la apri ed è sempre una sorpresa. Questa settimana, per esempio, comincia con una citazione in latino («Homo homini lupus») e un paragone un filo azzardato tra la Buonanima e Gesù Cristo. Entrambi, sostiene Giorgio Bocca, avevano «orrore per la stupidità e la malvagità degli esseri umani». Solo che Cristo per tenere a bada la malvagità, chiedeva di porgere l'altra guancia. E Mussolini, invece, faceva tacere la cronaca nera dei giornali.

Lo so che il ragionamento vi sembra assai bislacco, ma che ci posso fare? Non è colpa mia. Al massimo, è colpa del bollito. Lascerei ad altri il compito di approfondire questa visione del cristianesimo un po' alla don Abbondio, religione ridotta a codardia (Gesù «esortava all'amore impossibile per il prossimo pur di tenerlo a bada»: sì, e perché si è fatto crocifiggere? Per non disturbare Ponzio Pilato?), e mi concentrerei invece sul resto dell'articolo littorio

. Bocca, oltre che dal meticciato culinario, è stato disturbato da un delitto a Partinico, in Sicilia. E da un altro che è successo in Val d'Aosta, con l'aggravante che quest'ultimo ha avuto l'ardire di capitare vicino a casa sua. «Io ho una casa in Valle d'Aosta - scrive - sto attento alle notizie locali». Ora, mi chiedo io: con tutti i posti dove i delitti possono succedere, proprio vicino a casa sua? E quando lui è attento alle notizie locali? Ma come si permettono? Non potevano andare ad ammazzarsi più serenamente qualche isolato più in là? Perché passi per l'imprenditore siciliano lasciato morire di fame dentro una buca, che almeno ha avuto la «messa cantata con i musicanti delle pompe funebri arrivati da Palermo» (una bella soddisfazione, si capisce), ma questo anziano stecchito in freezer sotto il Monte Bianco, proprio non va giù al nostro editorialista preferito. È quasi peggio dell'ultimo cotechino in salsa verde messo in tavola dalla sua domestica. Entrambi, il delitto e il cotechino, hanno sapore troppo aspro. Di fatto, sono indigeribili. Mica come quando c'era Lui.

Eh lo sapete, cari figli della lupa: come si stava meglio quando si stava peggio. Per esempio, Bocca andava in vacanza a Ventimiglia, lì c'era il bandito Pollastri, l'amico di Girardengo, che lasciava qualche morto ammazzato nei carruggi, ma nessuno lo sapeva. Non è una meraviglia? Si stava benone. Un paradiso. Anche il cotechino, per chi ce l'aveva, era sicuramente cotto meglio. Perché, vedete italiani di mare, di terra e di cielo, il punto non è se le cose succedono o no, il punto è se le raccontiamo. Tutto qui. Per questo Bocca ha fatto il giornalista: per fare in modo di non raccontare mai nulla di quello che succede. Al massimo, di quello che si vorrebbe che succedesse. Siamo un popolo di eroi, santi, navigatori e assassini? Basta non dirlo: è come se gli omicidi non ci fossero più. Per esempio, quell'imprenditore di Partinico: se i giornali non ne avessero parlato sarebbe ancora vivo. E quell'anziano messo in freezer ad Aosta avrebbe potuto persino resuscitare: era sufficiente non scrivere troppi articoli nelle cronache locali, quelle che legge Bocca quando va in Val d'Aosta. E allora avanti, come dicevamo, perché fermarsi?

Evitiamo «paure e tristi presentimenti» in tutte le pagine dei quotidiani. Chi osa vince, se avanzo seguitemi, fino alla vittoria. La Borsa crolla? Non ne daremo più notizia e le quotazioni è come se restassero alte. Il governo cade? Tacciamo ed è come se restasse in piedi. C'è un attentato alle torri gemelle? Silenzio assoluto, e i morti non esistono. C'è il pericolo Aids? Non pubblichiamo un rigo e i malati guariscono. Semplice, no? Però attenti: per chi sgarra dalle direttive del MinculBoc, è prevista ovviamente dose massiccia di olio di ricino e bagnetto all'aglio. Le regole, del resto, le sapete: il Duce ha sempre ragione e gli stranieri vanno espulsi perché non sanno cuocere la carne. Aspettiamo con ansia la prossima velina ben sapendo che chi si ferma è perduto. Ma anche chi non si ferma, evidentemente, ha qualche problema.