Ora Bocchino denuncia il Giornale per stalking Ma per otto mesi ha lanciato bordate a tutti

Per il capogruppo di Fli le notizie su di lui rappresentano "una
persecuzione con molestie insistenti". Anche Fini cerca di metterci il
bavaglio e annuncia una querela &quot;per tutelare la sua onorabilità&quot;. Da Verdini al premier: <strong><a href="/interni/s/29-12-2010/articolo-id=496447-page=0-comments=1">in otto mesi ha lanciato insulti a tutti</a></strong>

Roma - Bocchino sostiene di essere vittima di stalking e querela. Fini vuole tutelare la sua «onorabilità» e querela. Ricapitolando: il capogruppo di Futuro e libertà e il fondatore di Futuro e libertà denunciano Il Giornale in procura. Bocchino si sente molestato: «Ho dato mandato al mio avvocato di preparare una denuncia contro Il Giornale che configuri la persecuzione con molestie insistenti, lo stalking». Fini ricorre alle vie legali sia contro Libero che contro Il Giornale. In particolare si tutela da Libero per il fondo di lunedì del direttore Maurizio Belpietro su un presunto attentato in preparazione ad Andria, nel Barese, in primavera e che avrebbe dovuto avere come vittima lo stesso presidente della Camera per gettare discredito su Berlusconi. Il nostro quotidiano è portato invece in tribunale per la notizia pubblicata ieri in prima pagina: una escort ha provato a vendere ai giornali un video hard sostenendo che Fini sia stato un suo cliente. Notizia riportata come una probabile calunnia che «getta fango» sul presidente della Camera, ma la terza carica dello Stato, fango o non fango, ha deciso comunque di querelare.
«Una volta c’erano le bombe, ora le escort», ha commentato una delle finiane più ortodosse, la direttrice del Secolo d’Italia Flavia Perina. I magistrati vogliono però approfondire «le strane storie» riportate da Libero e dal Giornale. La direzione distrettuale antimafia di Bari, che si è messa subito al lavoro dopo l’articolo di Belpietro sul presunto attentato in preparazione contro Fini per far ricadere la colpa su Berlusconi, ha aperto un fascicolo ancora contro ignoti ma dall’ipotesi di reato inquietante: attentato per finalità terroristiche o di eversione. Le indagini sono affidate alla Digos di Milano, Bari e Roma e coordinate dalle Procure distrettuali dei capoluoghi lombardo e pugliese. La Digos di Roma è stata interessata - a quanto si apprende - per gli accertamenti riguardanti gli spostamenti del presidente della Camera dei deputati, che non avrebbe avuto in agenda una trasferta ad Andria in primavera.
Italo Bocchino ieri era furioso sia con Belpietro che con Il Giornale: sul sito di Generazione Italia ha spiegato di sperare che il direttore di Libero «si ravveda»: «Belpietro aveva l’ansia di tirar fuori queste fandonie e temeva che prima di lui lo facesse Il Giornale (una gara tra titani)».
Poi il suo racconto di molestato dal Giornale, e da qui la sua intenzione di denunciare il foglio di via Negri per stalking (tecnicamente persecuzione che genera ansia e paura): «Ho dato mandato al mio avvocato di preparare una denuncia contro il Giornale che vada oltre la diffamazione. E chiederò alla procura di Milano di valutare il ruolo che ha in questa persecuzione l’editore occulto, cioè Silvio Berlusconi».
Secondo recenti statistiche sul nuovo reato inserito nel codice penale dall’attuale governo Berlusconi, lo stalking si manifesta nel 55% circa dei casi nella relazione di coppia, nel 25% nel condominio, nel 15% circa è sul posto di lavoro, a scuola, o in università. Bocchino non si allinea a queste statistiche ma si sente comunque perseguitato: «Denuncio Il Giornale per la persecuzione messa in atto nei confronti miei e della mia famiglia tesa a limitarmi nella mia attività politica e in quella imprenditoriale di mia moglie». È stato invece il portavoce, Fabrizio Alfano, a informare che «il presidente della Camera Gianfranco Fini ha dato mandato di adire le vie legali a tutela della propria onorabilità».
L’interrogatorio reso da Belpietro al pm milanese Armando Spataro già lunedì è stato trasmesso alla procura di Bari. «Il presidente della Camera - ha scritto ieri il direttore di Libero nel suo «fondo» - dovrebbe essermi grato per averlo avvisato di un paio di molestatori e calunniatori che vanno in giro per l’Italia a spargere veleni sul suo conto». Belpietro non ha rivelato a Spataro il nome della fonte che gli aveva trasmesso le informazioni: ai magistrati «ho dato tutti gli elementi in mio possesso tranne il nome - ha spiegato all’Ansa - Ho eccepito il segreto professionale». Il capogruppo del Pdl in Senato, Maurizio Gasparri, lo ha invitato però a raccontare tutto: «Capisco la riservatezza delle fonti per un giornalista, però sarebbe bene portare alla magistratura tutti gli elementi».