Ora è calcio vendi e pesca meno soldi e più fantasia

Lo spread alle stelle certifica che non è più tempo di follie. E il calcio si adegua: emergono i dirigenti che hanno nel dna l’arte dell’arrangiarsi. E fanno le nozze coi fichi secchi o quasi. Una volta imperversava Luciano Moggi prima che a ridosso degli anni duemila si trasformasse da stratega «illuminato» delle trattative in un «criminale» per i giudici di Napoli. Oggi non c’è un dominatore assoluto. Le coppie mercato delle grandi, Branca e Ausilio per l’Inter, Marotta e Paratici alla Juve, Galliani e Braida nel Milan devono fare i conti con la crisi e non hanno più budget illimitati a disposizione. E allora si deve scommettere (a meno di clamorose occasioni dell’ultima ora) come con Alvarez, dagli addetti ai lavori accreditato di un futuro da campione, Elia e Taiwo. Ma l’ambientamento segue dinamiche imperscrutabili e a Milano e Torino non si può aspettare. Emergono così altri «capolavori».
Come quelli di Pierpaolo Marino. Ha costruito un’Atalanta più forte della penalizzazione choc. Con Brighi e Cigarini è andato sul sicuro, con Schelotto quasi. E poi ecco il fiuto del talent scout. In Argentina ha pescato il «nano» Maxi Moralez. La ciliegina sulla torta si chiama Denis. Lo aveva già portato a Napoli (tolto Cavani e Inler, praticamente è ancora la «sua» squadra). Ha puntato ancora su di lui. Ripagato con sette gol.
I Pozzo con Fabrizio Larini e Andrea Carnevale sono esperti in «miracoli». Sarà l’aria di Udine, resta il fatto che più vendono pezzi di argenteria, più sorprendono. Il 2011 è l’esempio eclatante: via Zapata, Inler e Sanchez. Sogni finiti? Macché. Di Natale fa molto o quasi tutto. Ma Danilo è già nel mirino delle grandi così come Benatia. Armero e Asamoah idem. Solo Torje è un «mezzo miracolo» nella babele del Friuli.
Stessa filosofia «vendi e pesca» all’altro capo della penisola. Il Catania si rinnova tanto in panchina (Zenga, Mihajlovic, Simeone e Montella) e fa rivoluzioni in campo, sotto la regia di Pietro Lo Monaco. Pesca a piene mani in Sudamerica: Vargas, Martinez e Maxi Lopez. Loro esplodono e poi via. Negli anni passati prima il peruviano a Firenze, poi l’uruguaiano alla Juve. Ora tocca all’argentino che a gennaio potrebbe andare al Milan: l’ad ha già detto che si può fare. Tanto a Catania è esploso Bergessio...
In vetta c’è anche la Lazio della «strana coppia» Lotito-Tare. Il presidente all’ex attaccante albanese ha offerto un posto da dirigente al fischio finale della sua ultima partita. Tare ha detto subito sì, ha studiato, è stato promosso a pieni voti al corso di direttore sportivo a Coverciano, e ha subito confezionato due «regali». Il «profeta» Hernanes pagato, come Krasic, 13 milioni, ma ampiamente giustificati. E Miroslav Klose, parametro zero, subito un fattore determinante della squadra di Reja.
Tra questi solo Marino ha incrociato Moggi: quando Lucianone arrivò a Napoli, lui fece le valigie. In serie A ci sono dirigenti che hanno lavorato con l’ex dg bianconero e stanno facendo bene. Come Giorgio Perinetti con lui a Napoli e Torino, sponda Juve. Ora, dopo Bari, fa gioire Siena: l’affare è Mattia Destro, il baby bomber dell’Under 21, ma Sannino per la panchina vuol dire conoscere il calcio come pochi. A dargli una mano in Toscana c’è anche Franco Ceravolo, consulente di mercato per l’estero, per 13 anni capo degli osservatori sotto la Mole nell’era di Moggi. Dopo di lui a gestire il settore giovanile bianconero arrivò Pietro Leonardi, ora ad del Parma. Se si vuole e solo di rimando, per via dell’amicizia tra Moggi e il padre Riccardo, fino a qualche giorno fa in auge c’era anche Sean Sogliano a Palermo, ma su di lui si è abbattuta la scure di Zamparini. Lui e Cellino hanno il record di esoneri, ma tutti e due sul mercato sanno fare solo affari. Gli esempi: a Palermo Cavani e Pastore, in Sardegna Suazo all’Inter col bluff per una notte del Milan.