Ora via Di Carlo, ma Novellino è peggio

(...) euro, che sarebbero stati decisivi per programmare diversamente la stagione.
Ma, per l’appunto, questa è un’idea mia, libera come è libera ogni critica, anche quelle che ho fatto negli anni scorsi a Garrone, prendendomi insulti da alcuni doriani che pensavano che ogni critica alla società fosse lesa maestà. E magari sono gli stessi che oggi insultano e fischiano il presidente. Si sa, è molto più facile stare sempre dalla parte della presunta ragione. Ma io continuo ad amare pensare con la mia testa e, quando serve, anche a schierarmi dalla parte di tutti i presunti torti. (E a scusarmi se mi capita di sbagliare, come ho fatto sottovalutando Marotta).
Vedete, penso che sia indegno che uno come Garrone sia costretto a tornare a casa scortato, seppur in modo assolutamente precauzionale, dalla polizia. Ma scherziamo? Ma dove siamo? Ma è mai possibile che cercare di ragionare anche di bilanci nel calcio sia un reato? Ma è mai possibile che uno che ha salvato il Doria, quando avrebbe fatto prima a lasciarlo fallire e poi magari ricomprarlo per un tozzo di pane e risalire grazie a un qualsiasi lodo, debba essere trattato come un criminale? No, io non ci sto.
E, anche se non condivido il presidente quando conta sempre i torti arbitrali a sfavore della Samp e mai quelli a favore, che pure ci sono, anche se non lo condivido quando si attacca alla mancata espulsione di Agazzi (a mio avviso corretta), la sua lettera non mi lascia indifferente, così come non mi lascia indifferente il suo essere «profondamente colpito», la sua ammissione di aver perso «parecchie energie», la sua «visione decisamente meno romantica di questo sport», il suo «momento di riflessione e turbamento».
Detto tutto questo, però, occorre dire molto pacatamente, ma senza mezze misure, che la Sampdoria di mercoledì sera è stata probabilmente la più brutta di sempre: senza gioco, senza idee, senza anima, senza pathos. È vero che, domani pomeriggio, a Udine, potrebbe ricominciare una storia, come è ricominciata quella della Samp da Champions con Gigi Del Neri in panchina che, a un certo punto della trasferta dello scorso campionato con l’Udinese, sembrava quasi esonerato. Ma è anche vero che Mimmo Di Carlo sembra in confusione assoluta: non fosse bastata la pessima partita, anche i cambi hanno aggravato la situazione. Togliere Maccarone per far posto a Dessena e Guberti per inserire Koman quando si sta perdendo in casa con il Cagliari, non sembra proprio una cosa geniale. Così come tenere Macheda in panchina.
Insomma, non ci siamo proprio. E fa quasi tenerezza vedere il tecnico arrampicarsi su specchi dialettici non altissimi per tentare di giustificare quello che giustificabile non è.
Eppure, non siamo alla notte nera in cui tutte le vacche sono nere. Ci sono anche note positive: se Martinez è quello che si è visto l’altra sera, è il miglior difensore mai arrivato in blucerchiato da anni ed anni. Eppure, non scorderò mai che ci sono stati tifosi ed opinionisti blucerchiati che, fino a pochissimo tempo fa, sostenevano l’opportunità di convocare Accardi in Nazionale. Accardi!
E qui siamo a un problema storico di una parte del mondo blucerchiato: ragionare per luoghi comuni. Sono gli stessi per i quali il Donadoni del Cagliari che ha dato lezione di calcio è un «perdente»; sono gli stessi per i quali con Palombo in campo l’Italia avrebbe vinto i mondiali. Mentre, vedete, io credo che - al netto del primo straordinario anno di Mazzarri, fino al maledetto infortunio - Palombo sia il giocatore più sopravvalutato d’Italia. Almeno sul campo, visto che fuori dal campo è capace anche di posizioni non scontate e di pillole di saggezza, come quella dispensata ieri: «La vita ti dà quello che ti meriti e ora, evidentemente, ci meritiamo questo». Però, insomma, credo che la sopravvalutazione Palombo sia uno dei veri equivoci di questa squadra.
Ma è l’ultimo luogo comune quello che mi fa più paura: quello che un ottimo sostituto di Di Carlo, che va sostituito, possa essere Novellino, reduce dagli ultimi due disastrosi anni doriani, da due esoneri a Torino e uno a Reggio Calabria. Insomma, un incubo.
Meglio, molto meglio, guardare altrove. Ad esempio, a Gigi Cagni. Ma non solo...