«Ora chiamo Fassino, sennò quello s’arrabbia»

La chiamata dell’ex ministro Piazza a Lamberto Cardia

Gianluigi Nuzzi

da Milano

Piero Fassino che giudica troppo «esosi» Stefano Ricucci e gli altri immobiliaristi del contropatto che chiedono 2,7 euro per ogni azione del loro pacchetto Bnl. Fassino che sensibilizzerebbe Giovanni Consorte, presidente di Unipol, su possibili violazioni alle normative Ue segnalategli da Luigi Abete, presidente di Bnl. Ancora, Fassino che si innervosisce perché non è aggiornato a dovere sulla scalata a Bnl e deve sempre chiamare lui Consorte per conoscere gli sviluppi nella conquista della banca di via Veneto.
Siamo nei giorni febbrili di luglio, quando Unipol cerca alleanze forti per lanciare la contro Opa e far fallire il piano degli spagnoli del Bbva. Il segretario dei Ds ha sempre sminuito il suo interesse per tutta la vicenda. E quando a metà agosto il suo nome spuntò per la prima volta dai brogliacci sulle intercettazioni della Guardia di Finanza reagì sdegnato e spiegò in un’intervista a tutta pagina concessa a La Repubblica: «A Consorte non ho chiesto niente di più che informazioni sul carattere dell’operazione Bnl e con lui ho scambiato reciproche opinioni sulla sua evoluzione». Insomma: normale attenzione per una vicenda finanziaria che coinvolge una società come Unipol da sempre vicina alla Quercia. «Non sono il compagno di merende di nessuno», avrà poi modo di rincarare il leader diessino.
«Ricucci esoso». Ma le intercettazioni contenute in un’informativa su Unipol/Bnl della polizia valutaria delle Fiamme Gialle ci rivelano un Fassino molto attivo, anzi, secondo Consorte, persino insistente nel richiedere informazioni e dettagli sulla scalata a Bnl e pronto a esprimere valutazioni e giudizi sulla vicenda e i suoi protagonisti. Come emerge, per esempio, dal dialogo dell’8 luglio tra il capo dell’Unipol e l’immobiliarista Stefano Ricucci. Tema della conversazione: il prezzo concordato per il 27,7% di azioni Bnl in mano al contropatto degli immobiliaristi. «Gianni stai preparando i circolari?» incalza Ricucci, e Consorte di rimando: «Sono qui come una bestia che firmo, firmo e firmo». Ricucci: «Ti abbiamo servito la banca su un piatto d’argento...». Ma Consorte non ci sta a far la parte di quello che ha concluso un affare: «Non t’allargare - replica - che pure Fassino mi ha detto che voi Ricucci siete troppo esosi».
Linea diretta col tesoriere ds. Ma nel documento della Finanza, il nome di Fassino compare più di una volta. Un altro dialogo illuminante (del quale finora si conosceva solo la sintesi) sul ruolo e l’attivismo del leader Ds è quello tra Consorte e Ugo Sposetti, tesoriere dei Ds, uno dei primi a sapere dell’accordo definitivo con il contropatto. È il 6 luglio, Consorte è euforico, sta chiudendo l’accordo con il contropatto. E lo confida a Sposetti: «Non sa niente nessuno - gli dice - lo sai solo tu come al solito, perché sei l’unico di cui mi fido... Li ho convinti... Quindi l’operazione la farebbe Unipol, le banche e le cooperative... Se riesco a chiudere la partita finanziaria è la più bella operazione fatta in Italia negli ultimi 15 anni...». «Adesso poi chiamo Fassino - aggiunge Consorte - perché questo mi chiama, s’incazza, che tutte le volte, dice, che chiama lui...». Ma il capo di Unipol è titubante, coinvolge nei suoi dubbi Sposetti, riflette ad alta voce: «Vabbè chiamerò, però ho paura perfino a dirglielo, capito?». Sposetti coglie l’esitazione del manager amico. E gli suggerisce di stare abbottonato con Fassino, di non dirgli che l’accordo con il contropatto è ormai cosa fatta: «Tu dovresti essere... devi essere... dice, stiamo tentando, la cosa può andare bene però...». E Consorte: «Esatto senza dargli dettagli». Sposetti: «Niente, niente Gianni, niente». Consorte: «Esatto, senza dargli i dettagli...(...) Ormai stamattina Isvap e Banca d’Italia ci hanno dato il via libera eh...».
Abete incontra Fassino. Al di là di questo episodio i rapporti tra Fassino e Consorte, per come emergono dalle intercettazioni telefoniche, sembrano comunque solidi e, soprattutto, tutt’altro che casuali. Come dimostrerebbe quest’altra telefonata. È il 5 luglio. Consorte chiama un collaboratore e lo incarica di verificare le normative europee in materia di scalate e fa esplicito riferimento a un incontro o a un colloquio tra il segretario dei Ds e il presidente di Bnl, Luigi Abete in cui si è parlato della scalata di Unipol alla banca romana: «Mi dicono che c’è una proposta di direttiva Ue - afferma Consorte - per cui nel lancio dell’Opa una società non può fare un aumento di capitale superiore al 70-80% della sua capitalizzazione... niente, da fare una verifica perché è una cosa che insomma dovremmo calcolare cioè se era il 70% insomma diventa che noi possiamo fare più di 200, se era 80 più di 2 e 4 capito? Quindi bisogna fare una verifica puntuale perché Abete è andato da Fassino a porgli sto problema... vedi a che punto è lo stato di avanzamento della direttiva, capito?».
«Caro Lamberto». Ma le conversazioni di Consorte non chiamano in causa solo il segretario dei Ds, ma anche altri personaggi. Tra questi il presidente della Consob Lamberto Cardia. È il 9 luglio e l’amministratore delegato di Unipol parla al telefono con Angelo Piazza, costituzionalista ed ex ministro della Funzione pubblica nonchè amico di Consorte. Oggetto della telefonata l’atteggiamento della Consob nella vicenda Unipol-Bnl e una conversazione sull’argomento tra lo stesso Piazza e appunto Cardia: «Sì, gli ho telefonato - conferma Piazza rispondendo a una precisa domanda di Consorte - mi ha ringraziato, ha detto: guarda ve’... dice: vedi l’incontro è stato molto sereno, io non vorrei che voi pensaste che vi stavamo addosso... dico: no... Lamberto non che lo pensavamo, voi ci stavate addosso, ci (fonetico) avete rotto i c... ci avete rotto il c..., però noi siamo talmente signori e dai, siamo appostissimo, vi abbiamo sempre dato tutto». E Consorte: «...No vabbè guarda ma tu sei amico, glielo puoi dire dai. E lui?». Angelo: «Non dice: ma guarda, io ve l’ho anche fatto capi’, nei giorni scorsi... però c’hanno (parola incomprensibile) addosso... però hai visto che il clima era assolutamente collaborativo... A noi conviene tenerci ’sto (parola incomprensibile per voci sovrapposte».
(1.Continua)