Ora la Cina è pronta a scommettere 1.000 miliardi di dollari sulle Borse

Gli effetti sulle Borse mondiali della tempesta partita da Shanghai sono stati solo il primo assaggio dell'influenza cinese sulla finanza internazionale. Su di essa, e in modo meno volatile, cominceranno a pesare presto le ingenti riserve accumulate in pochi anni dalla Cina, che l'anno scorso hanno superato i mille miliardi di dollari, grazie ai suoi crescenti surplus commerciali col resto del mondo. Si preparano incursioni sulle piazze internazionali. Pechino ha infatti costituito una nuova agenzia per la gestione delle riserve, diversificandole in investimenti all'estero per migliorarne il ritorno. L'iniziativa sarà sanzionata dall'Assemblea del popolo, formalmente organo legislativo, la cui sessione annuale di due settimane, si aprirà lunedì prossimo.
Frammentarie notizie recenti su questo tema sono state confermate ieri con la pubblicazione sulla rivista del partito Ricerca della verità di un discorso del premier Wen Jiabao alla conferenza nazionale finanziaria il 19 gennaio. Il premier afferma che la Cina migliorerà il meccanismo di formazione del cambio dello yuan di cui aumenterà gradualmente la flessibilità; per le riserve, che solo 15 anni fa non arrivavano a 3 miliardi e nel 2001 erano salite a 200 miliardi, annuncia che il governo punta a migliorarne la gestione per alzarne i ricavi. A questo scopo, esso in gennaio ha approvato la costituzione dell'apposita agenzia, la «State foreign exchange investment company», incaricata di investire parte delle ingenti riserve in strumenti finanziari speculativi stranieri, in proprietà immobiliari in altri Paesi, in risorse strategiche come petrolio e materie prime in vari Paesi, e in impianti industriali all'estero ad alta tecnologia. Finora gran parte delle riserve sono investite in bond del Tesoro Usa e di Paesi dell'area euro. Secondo fonti vicine a Nuova Cina, all'agenzia saranno affidati inizialmente circa 200 miliardi di dollari da investire in modo diversificato.
Nello stesso discorso il premier, come presagendo il crollo di Shanghai e in linea con moniti governativi sulla bolla speculativa, riconoscendo che le «fondamenta per stabili operazioni sul mercato azionario non sono solide», per carenze normative, scarsità di informazioni dalle società, insider trading, preannuncia misure a protezione dei piccoli investitori.