Ora la Cisco Roma coccola Di Canio e coltiva ambizioni

Il cinquantanovenne «zio Franco» (gli anni li ha compiuti ad aprile), come lo chiamano giocatori e dirigenti della Cisco Roma, è soddisfatto della prima settimana di lavoro della sua squadra in ritiro a Bressanone. «Zio Franco», al secolo Francesco Gagliardi, è allenatore di spessore e umanità. Calabrese di nascita e romano d’adozione, nell’ultima seduta d’allenamento, sabato pomeriggio, ha mischiato le carte, facendo disputare a tutti i ragazzi a disposizione, una trentina d’elementi in totale, una partitella in famiglia. Una sgambatura utile più che altro per far smaltire ai suoi le tossine accumulate durante le vacanze estive. Alla fine il match è finito 4-2 per quelli che, nel secondo tempo, si sono ritrovati al fianco Di Canio, autore del terzo gol e assist-man per Borgobello, che ha siglato la sesta rete della serata. «Paolo non avrebbe dovuto giocare - spiega Gagliardi - perché sta recuperando da qualche acciacco. Ma l’ho visto che fremeva a bordo campo e gli ho detto di provarci». Fortuna che non era in forma il trentanovenne del Quarticciolo. «Ha deciso di dosare le forze, vuole gestirsi quest’anno», ha spiegato a proposito dell’«inglese de Roma» il team manager Pierluigi Nugnes, che poi ha anche sottolineato di aver visto all’opera «un ottimo Di Canio, interprete di calcio d’alta scuola e capace di dimostrare d’essere l’uomo in grado di fare la differenza in un campionato di vertice come quello cui aspiriamo». Dalla partitella (un tempo da 40 minuti, l’altro da 35) mister Gagliardi ha tratto alcune conclusioni: «È ancora presto per fare il punto della situazione: i ragazzi si prodigano e seguono i consigli impartiti, ma è ovvio che in questa fase le gambe non rispondono ancora ai desideri del cervello». «Comunque questi sono tutti elementi che hanno risposto in maniera egregia agli ordini impartiti ed è un piacere annotare una situazione del genere», ha poi aggiunto il tecnico. Secondo il direttore generale Giacomo Di Patrizi «si tratta di un ottimo gruppo di lavoro: è quello che volevamo». Soddisfazione, tanta, ma anche la voglia, come ha aggiunto ancora Di Patrizi, «di non cadere nuovamente negli errori commessi in passato».
Il ritiro prosegue in maniera seria e professionale, ma con qualche attestato di goliardia che non guasta. La spensieratezza mostrata rende l’idea d’un ritiro in stile cameratesco e non come se si dovesse vivere un periodo di clausura.