Ora Cofferati fa il crumiro anche a teatro

Ad accompagnare i cantanti sul palco ci sarà il direttore al pianoforte

Bologna - In principio furono i sindacati autonomi con le loro mutande esposte in Consiglio comunale; oggi sono ancora loro, pur declinati in modo diverso: due anni fa i dipendenti comunali fecero per la prima volta i conti con il sindaco-ex sindacalista che negava l’adeguamento economico promesso dalla precedente amministrazione e sembrava appena uscito da Confindustria e non dalla Cgil; ora è la Fials-Cisal a indire uno sciopero di Orchestra e Coro del Teatro Comunale di Bologna, domani e mercoledì, e a trovare l’opposizione del primo cittadino, che in quanto tale è anche presidente della Fondazione Teatro Comunale.
Sergio Cofferati ha avallato la decisione del sovrintendente e direttore artistico Marco Tutino di mettere in scena comunque la Bohème di Puccini. L’unico «crumiro» al lavoro sarà al pianoforte ad accompagnare i cantanti sul palco. Anche questa volta, lo sciopero riguarda spettanze economiche arretrate. «Ho avvertito il sindaco della decisione di andare avanti - ha confermato ieri il maestro Tutino - e lui mi ha rinnovato la sua fiducia».
Tra queste due vertenze sindacali si è snodata la parabola di Sergio Cofferati, dal giungo del 2004 sindaco di Bologna, l’ex leader della Cgil che del sindacato ha mantenuto solo modalità e capacità di trattare nel modo più duro ed efficace con l’avversario di turno. Un sindaco promessa della sinistra che, in due anni e mezzo di mandato, ha preso decisioni di destra contestate dagli alleati della sinistra radicale, che lo hanno chiamato di volta in volta «sceriffo», «prefetto» e perfino «fascista» nei momenti di scontro più tesi.
Dopo i dipendenti comunali, nel mirino di Cofferati sono entrati i rom baraccati sul greto del fiume Reno, alla periferia della città, sgomberati «democraticamente» in più occasioni e finiti, in molti, nel Cpt cittadino, in barba al «superamento» tante volte promesso dall’Unione. Poi è stata la volta delle multe ai lavavetri, indicati come una sorta di organizzazione criminale dedita a chissà quale sfruttamento, salvo poi scoprire, con tanto di carabinieri infiltrati e travestiti da «vu’ lavà», che si trattava di poveri diavoli.
Ma il furore legalitario del Cinese si è rivolto anche contro i giovani: i no global, presi a manganellate sulla soglia del palazzo del Comune; le decine di migliaia di studenti universitari fuorisede che affollano le notti bolognesi: a loro il sindaco ha deciso di impedire di bere alcolici in strada dopo le nove di sera, con buona pace dei negozietti di pachistani che sono andati fino al Tar per salvare i loro affari.
A fare lo stesso ci aveva provato anche l’ex sindaco del Polo Giorgio Guazzaloca, ma allora era stata l’avvocato diessino Milli Virgilio, oggi assessore di punta della giunta Cofferati, a organizzare la protesta degli stranieri e a far sospendere il provvedimento. Quindi è toccato agli «sballati» del centro sociale Livello 57, a luglio chiuso dai sigilli della Procura, con il lungo braccio di ferro sul Rave antiproibizionista. Infine, poco prima di Natale, un altro caso ha fatto piovere critiche sul sindaco-sceriffo, ripreso anche dal segretario bolognese dei Ds, Andrea De Maria: la decisione del prefetto, approvata da Cofferati, di vietare ogni manifestazione in centro per non intralciare il regolare svolgimento dello shopping.
Paradosso per paradosso, quando ha fatto il sindaco di sinistra, approvando la statuetta di Moana Pozzi nel presepe del Comune o il finanziamento a un festival transessuale e mettendosi di traverso alla Curia bolognese, Cofferati si è trovato sì applaudito da Rifondazione e Verdi, ma attaccato dalla Margherita.
Martedì, da melomane riconosciuto, forse sarà presente alla prima della Bohème «per piano solo», e tanti saluti ai lavoratori del Teatro che saranno fuori a protestare. Il prossimo banco di prova sarà, invece, l’approvazione del bilancio comunale per il 2007. Ma in questo caso si annunciano provvedimenti da vero sindaco di sinistra: l’aumento delle tasse.