Ma ora comunque si vada a votare

Oggi si chiude la partita delle consultazioni, degli spiragli, degli ottimismi di tutti coloro che speravano di allungare la broda per limitare i danni elettorali e Marini dovrà tirare le somme, pensarci un attimo e salire al Quirinale per dire che gli italiani vogliono l’unica cosa che si può volere quando cade un governo in regime bipolare, e cioè elezioni immediate. A mezzogiorno infatti Silvio Berlusconi varcherà la soglia di Palazzo Giustiniani e ricorderà a Marini come sono andate le cose: se Prodi non avesse voluto dopo di sé il diluvio bruciando la propria candidatura per un Prodi-bis, si sarebbe potuta aggiungere l’appendice per la riforma elettorale come era nell’intesa con Veltroni. Ma Prodi ha preferito far saltare il tavolo per impedirla, e c’è riuscito. L’aveva detto: «Nessun nuovo governo. Se mi fate cadere, elezioni».
Un diverso governo «elettorale» è impossibile costituzionalmente perché neanche il Capo dello Stato può limitare un mandato che abbia ottenuto la fiducia del Parlamento, con tempo e programma predeterminati. Quindi Forza Italia, dirà oggi Berlusconi, non si trova (e non per sua colpa) nelle condizioni di poter realizzare l’intesa che prevedeva un allungamento del governo Prodi, perché Prodi ha deciso di impedirlo suicidandosi.
Dunque il Presidente del Senato, che è stato costretto dalla logica a ripetere che c’era ancora uno spiraglio per il semplice motivo che diversamente avrebbe dovuto ritirarsi prima di finire le consultazioni, può dirsi orgoglioso del lavoro compiuto e dell’ascolto dato – fin troppo – non soltanto ai partiti ma anche alle «parti sociali» che con le crisi di governo c’entrano quanto i cavoli a merenda e che sono state subito sfruttate dalle sinistre per esercitare una pressione indebita sull’opinione pubblica, ingannandola come sempre.
La sinistra infatti già si sente sconfitta e cerca di speculare su questa fase della trattativa per dire che il cattivo centrodestra non ha voluto dare agli italiani la buona legge elettorale che a viva voce chiedevano. Per poter sostenere questa sciocchezza sottolineerà, come già sta facendo, che anche le «parti sociali» volevano un governo di riforma elettorale, il che non è affatto vero perché persino Luca Cordero di Montezemolo ha dovuto riconoscere che non esiste ormai né spazio né possibilità.
Si deve infatti distinguere fra logica e propaganda. La logica dice: lo spazio per una legge elettorale se lo è mangiato Prodi e non c’è più, dunque la questione è chiusa. La propaganda invece dirà: avete visto come sono malvagi questi berlusconiani? Ci hanno impedito di cambiare la legge per incassare una vittoria a scapito della onesta rappresentatività. Il che è falso perché tutti coloro che oggi sono sulla scena politica, sono stati eletti con il cosiddetto porcello e se qualcuno in fondo dovrebbe lamentarsene (specialmente per i premi su base regionale imposti da Ciampi) quello è proprio il centro destra che è stato beffato alla Camera per 25mila voti e al Senato addirittura con una vittoria capovolta. Dunque lo stato dell’arte, spogliato degli artifizi della propaganda, è chiarissimo: un governo pieno è impossibile perché non ha base parlamentare, un governo Marini fondato su un limite di tempo e di programma entrambi incostituzionali è impraticabile, un Prodi bis (l’unico praticabile se Prodi non avesse preteso la «parlamentarizzazione») è precluso, mentre l’unica strada aperta, anzi spalancata, è quella delle elezioni immediate. Lo spiraglio di cui ha parlato Marini era solo dipinto sul muro, perché la porta era sbarrata fin dall’inizio.
Paolo Guzzanti