Ora la consulta rom sgombera don Colmegna Ecco chi comanda davvero a Palazzo Marino

Dalla Consulta dei nomadi brutto colpo per Pisapia: "Basta
assistenzialismo, vi abbiamo votati fateci autogestire i campi". Il
vicesindaco Guida, ex direttore della Casa della carità, minimizza: "Non
rappresenta tutti". La Lega lancia le sentinelle

I nomadi vogliono contare di più. «La nuova giunta è stata eletta anche con i nostri voti» hanno sottolineato i rappresentanti dei campi regolari e illegali riuniti nella neonata Consulta dei rom. E ieri mattina, nella sala stampa di Palazzo Marino. Il presidente del consiglio comunale Basilio Rizzo ha cercato di «chiarire l’equivoco», meglio il cortocircuito, che si è creato nei giorni scorsi sulla concessione dell’aula. «Pisapia e la giunta non c’entrano con l’iniziativa» aveva subito preso le distanze il vicesindaco Maria Grazia Guida, ex direttrice della Casa della carità di don Colmegna. Che partecipa a un altro organismo, il Tavolo Rom con Acli, Cgil e altre associazioni del terzo settore. «Io apro le porte del Comune a tutti i milanesi - afferma Rizzo -, sono orgoglioso di farlo anche per rom e sinti». Critica la capogruppo Pd Carmela Rozza: «Scelta imprudente andava discussa con tutti i gruppi. Se domani ci chiede una sala Forza Nuova?».
Stop al progetto di azzerare i campi regolari e sospendere lo sgombero degli abusivi senza soluzioni «come alloggi o la concessione di cascine in comodato d’uso» è la richiesta che i nomadi hanno già espresso al sindaco e ribadito anche all’assessore alla Sicurezza Marco Granelli (domani vedranno quello ai Servizi sociali Majorino). Il presidente dell’associazione Uppe Rom, Paolo Casna Ninchi rivela che «a Granelli gliene abbiamo dette nell’incontro in Comune, aveva annunciato un segnale di discontinuità con De Corato ed è partito male, smantellando 6 baraccopoli». Ma nei piani della Consulta ci sarebbe innanzitutto lo «sgombero» di don Colmegna e delle onlus che hanno gestito fino ad oggi i campi regolari. Anche per questo forse la Guida ha minimizzato, «rappresenta solo una parte del mondo rom, non tutto». Nella lettera al sindaco però il simil-sindacato dei nomadi scrive chiaro che vuol «essere protagonista anche nella gestione economica e organizzativa» dei campi, «si deve passare all’autogestione, per ora chi vive nei campi è escluso da ogni decisione su regolamenti e soluzioni» insiste Ninchi. Ovviamente, con passaggio dei relativi contributi comunali. Mentre davanti a Palazzo Marino si radunano i leghisti per lanciare le sentinelle della legalità, dentro i rom festeggiano per il blocco del Pgt «che non prevedeva spazi per i campi» e un’abusiva di via Bonfadini dipinge come un’isola felice il campo irregolare realizzato daila sua famiglia di rom abruzzesi su quell’area: «É bellissimo, abbiamo creato un giardino dove non c’era, il quartiere ci vuole bene. Quando la Lega ogni tanto fa casino minacciano di mandarci via».
E il capogruppo lumbard Matteo Salvini, guarda caso, annuncia che proprio da lì partiranno i sopralluoghi delle sentinelle (una quarantina tra consigliere comunali, di zona e esponenti del Carroccio) per «andare a sentire cosa pensa chi vive vicino alle baraccopoli. Gli sgomberi costano? Uno può costruire anche una bella casetta al parco Sempione, ma se è illegale si butta giù, anche se costa». Dunque: «Avanti con la chiusura dei 4 campi previsti dal piano Maroni, se Pisapia ha cambiato idea lo dica in aula e renda i fondi». Da domani la Lega raccoglie proteste e abusi all’indirizzo mail aiutamilano@libero.it.