Ora il Corriere dei professori licenzia il premier

L'illustre politologo Giovanni Sartori, sul quotidiano che predica "moderazione", la spara più grossa dei colleghi di Repubblica. In base ai suoi calcoli pseudo-scientifici, il premier non è stato eletto dal popolo. Il motivo? I voti sono andati al Pdl, non al suo leader

Milano - I principi regnanti della stampa italiana, Sua Maestà il Corriere della Sera e la regina consorte, la Repubblica, citandosi a vicenda, hanno colpito al cuore il sovrano impostore, Silvio Berlusconi, dimostrando che il popolo non è con lui. La coppia reale ha affidato ai suoi due massimi politologi, il professor Giovanni Sartori e il professor Ilvo Diamanti, la dimostrazione scientifica che Berlusconi imbroglia quando dice che è stato eletto dalla maggioranza degli italiani. Diamanti con più prudenza, Sartori senza ombra di dubbio, hanno smontato la tesi di un premier eletto direttamente dal popolo dimostrando che il voto viene dato ai partiti, che il Pdl ha avuto solo una minoranza dei voti e poi al suo interno c’è chi votava Fini o chi votava contro la sinistra; e la quota scende se si considera chi non è andato a votare. Di conseguenza il referto del Professore è secco: Berlusconi è un imbroglione, matematicamente; cioè senza possibilità di smentita. Questo per dire sulla necessità di abbassare i toni e sulla sobrietà dei professori, degli scienziati... Ora per favore torniamo alla realtà più elementare. È vero o non è vero che tutti coloro che votavano per il Popolo della libertà ma anche per la Lega sapevano e vedevano sulla scheda elettorale che avrebbero mandato Berlusconi a Palazzo Chigi? Come si chiama quella croce messa su quei simboli con quel nome accanto? Si chiama consenso. Nessun prestigiatore e nessun gendarme spingeva nessuno a votare così. E parliamo della stragrande maggioranza degli italiani. Che il sistema elettorale ha reso in Parlamento maggioranza assoluta in seggi, a grande distanza dagli avversari.

Seconda elementare obiezione: se dobbiamo confutare le maggioranze decretate dal voto contando coloro che non vanno a votare, allora non ha legittimazione alcun governo, e magari è finita anche la democrazia. Non solo in Italia ma ovunque, a cominciare dalla beneamata democrazia americana. Risulterebbe in questo caso che tutti i leader eletti democraticamente sono stati in realtà eletti da minoranze. Pensate, persino il Venerabile Obama in un Paese dove vota circa la metà degli elettori, considerando i voti dati al concorrente e i voti dati a lui in odio ai repubblicani o per ripiego, non potendo votare il proprio candidato, magari la Hillary, risulterebbe eletto con il lodo Sartori, solo da una comitiva di abbronzati o poco più. Una minoranza.

Se entriamo poi in tema di qualità del consenso, ovvero le motivazioni che hanno spinto a votare, come fa Sartori ricordando il voto indiretto a Berlusconi, ma dato in realtà a Fini o contro la sinistra, allora possiamo mandare a casa tutti i premier del mondo. Si vota contro, si vota per ripiego, per ignoranza, per voto di scambio... Anzi, per fare un esempio che direttamente lo riguarda. Se il Corriere della Sera è il più venduto quotidiano italiano, andiamo a vedere le motivazioni e la qualità dei lettori per capire quanti leggono Sartori. Scarta chi lo compra per abitudine, chi per lo spettacolo o per l’economia (solo per fare un esempio), chi per i necrologi, per gli inserti o perché ci scrive un amico o un parente, chi perché lo riceve in mazzetta o l’ha gratis in aereo, quanti sono i lettori di Sartori? Una minoranza. Di conseguenza Sartori non scrive sul più diffuso quotidiano italiano ma è come se scrivesse su un giornale di provincia. Vi pare un ragionamento sensato e onesto? A me pare una follia, ma è l’applicazione coerente del sofisma del Professor Protagora Sartori.

Io voglio bene a Vanni Sartori, ha scritto libri importanti, è un big della scienza politica, ho condiviso perfino la sua definizione di Sultano data a Berlusconi, anche se pure lui è stato un Pascià della scienza politica. Ma col passare degli anni si diventa immaturi, e Sartori oggi è un vispo ragazzaccio di ottant’anni, toscanaccio e simpaticamente presuntuoso. Da quando è andato in pensione, da quando è tornato dall’America, da quando si è fatto una nuova vita e vive un giovanilismo di ritorno che lo rende affine all’odiato Berlusca, usa il biglietto da visita del suo omonimo Professore per divertirsi in teppismo intellettuale, più lazzi, frizzi e paradossi. Più di me, per dire quanto esagera. Ma a volte il suo odio per Berlusconi lo porta a perdere il senso della realtà e del comico. E finisce con lo scrivere delle scientifiche boiate. In Italia sta montando un estremismo senile contro Berlusconi da parte di un club di ultraottantenni, i cui soci fondatori furono Biagi e Montanelli. Da Scalfari a Bocca, da Sartori ad Asor Rosa, e svariate vecchie firme e fossili baroni. Nonostante l’apprezzabile invito del direttore De Bortoli alla sobrietà e a non schierarsi, i vecchi scatenati del Corriere scrivono editoriali come quelli di Sartori o di Padoa-Schioppa che parla di democrazia e stato di diritto «gravemente minacciati». Ammazza, che senso della misura...

A Sartori dico solo due cose elementari, perché quando si torna puerili bisogna tornare alle elementari. La prima, ma Berlusconi è o non è il più votato dagli italiani? La seconda, ma incontra mai per strada, nella vita, al bar, al ristorante, questa strana razza degli italiani, li sente mai i loro ragionamenti, butta mai un occhio ai sondaggi e agli ascolti in tv, vede mai cosa accade in Parlamento e nelle piazze, fa mai paragoni con l’altra parte? Accusi pure di populismo Berlusconi, si dichiari contrario all’elezione diretta del premier, critichi aspramente la politica di Berlusconi e pure la sua faccia, detesti gli italiani di oggi. Ma non travesta di numeri e di scienza il disprezzo viscerale che gli fa perdere il senno e la realtà. Non stia troppo in casa Professore; visto che ha recuperato la puerilità, vada un po’ a giocare per strada. Si accorgerà che Berlusconi è il più amato e il più odiato degli italiani, comunque il più votato.