Ora la croce di Mel Gibson è un divorzio da 360 milioni

Passi per il ranch in Costa Rica. Passi anche per l’isoletta alle Fiji o per la dimora di Malibù. Qualche problemuccio potrebbe essere sollevato dalla chiesa cattolica, nel senso proprio dell’edificio, parroco compreso, del valore di ventisette milioni di euro, ma sui trecentosessanta milioni da versare alla signora Robyn Moore posso prevedere il ricorso alle armi, anche letali. Dico di Mel Gibson, il quale sta per divorziare, su richiesta documentata e depositata dalla succitata miss Moore, sua consorte, la quale sostiene che ormai le differenze tra i due sono inconciliabili. Per le leggi californiane, ove non sia stato sottoscritto un contratto prematrimoniale, in caso di divorzio la moglie ha diritto alla metà dell’intero patrimonio del marito. La coppia, in verità, già vive da separata da tre anni, da quando l’attore pluripagato e supercattolico si era distratto con l’alcool e con qualche fuga. Per esempio si dice che Gibson sia stato beccato dai fotografi su una spiaggia di Costa Rica, mentre scruta il mare ma, in contemporanea, mentre viene scrutato da una mora travolgente come le onde marine però dotata di bikini inquietante su un fisico non proprio da pocahontas. La ragazza dovrebbe chiamarsi Oksana e sarebbe russa di nascita. Fin qui nulla di apocalittico, aggettivo ideale per il regista di Apocalypto, ma miss Moore sa che ormai la frittata è fatta, i sette figli, uno su tutti il minorenne Tom, abbisognano di un buon esempio dalla famiglia e mai avrebbero immaginato, lei compresa, che l’uomo di fede avrebbe preso la cattiva strada, che l’attore e regista più religioso, più cattolico, capace di girare con tormento, tra i sassi di Matera, La Passione di Cristo, sarebbe stato preso dalla passione poco cristiana. Di certo la notizia più grossa riguarda la durata del matrimonio: ventotto anni, una cifra che a Hollywood non è da record stagionale ma storico, un’unione forte, confortata dalla nascita dei magnifici sette figli. Ma Robyn Moore non ce la fa più e ha messo le carte nelle mani di Laura Wasser, un’avvocato di quelle che è meglio evitare, se si è dalla parte del torto, ovviamente. Miss Wasser ha gestito le paturnie di Angelina Jolie, Britney Spears, Stevie Wonder. Non è che Mel Gibson si sia arreso in partenza, essendo un cuore impavido si è rivolto a Robert Kaufman, il legale di Jennifer Aniston, Jessica Simpson e Reese Witherspoon.
La situazione non è allegra, Gibson non attraversa il momento migliore della carriera artistica anche per colpa di qualche grado di alcool in più. Tre anni fa, era l’agosto del duemila e sei, venne fermato da una pattuglia della polizia per guida pericolosa, l’etilometro fece registrare valori non del tutto rassicuranti, arresto, tribunale, condanna di tre anni con la condizionale ma soprattutto una sequela di insulti agli ebrei, colpevoli di qualunque fatto e misfatto dalla guerra in giù. Ad Hollywood lo sproloquio creò disappunto e sconcerto, per usare verbi morbidi, con conseguente taglio di ingaggi e di proposte per il tenace australiano, di accento, americano di nascita, irlandese di origine. Gibson ha provato a scusarsi pubblicamente, dicendo che quelle parole gli erano scappate di bocca, una bocca spugnosa di alcool. Ma i dati in possesso della polizia non suggerivano proprio l’identikit di un ubriaco perso (0,12) ma di un signore che si proponeva in uno stato di euforia.
Mel Gibson deve tuttavia incominciare a contare i soldi, trascurando la chiesetta, l’isola, il ranch e la dimora, trecentosessanta milioni di euro sono molti, molti di più di trenta denari, anche se miss Moore lo sta mettendo in croce giorno e notte.
Del resto Mel Gibson doveva aspettarselo: una volta si lasciò andare a una frase profetica: «Cerco di non realizzare cose complicate. Perché tanto poi le complicazioni arrivano da sole». Se non da sole, a volte con una russa in bikini.