Ora a decollare è la protesta dei passeggeri

Giacomo Legame

Quella di ieri è stata un’altra giornata di caos e di grandi difficoltà per chi doveva viaggiare Alitalia. Come previsto, per effetto della prosecuzione della protesta dei lavoratori e dei presidi che stanno limitando la manutenzione e le ispezioni tecniche agli aeromobili, già dalle prime ore del mattino, a Fiumicino, sono stati decine i voli cancellati soprattutto sulle tratte nazionali. Tra queste: Linate, Catania, Cagliari, Torino, Palermo, Brindisi e Lamezia Terme.
«Ieri sera ho sentito al telegiornale che lo sciopero era sospeso - ha raccontato uno dei malcapitati passeggeri- ero convinto allora che il mio volo per Mosca questa mattina fosse in piedi, invece niente. Ora cerco un posto sul primo volo utile di un’altra compagnia. Rischia di saltare un impegno di lavoro, da Mosca dovevo proseguire subito per Samara con un volo interno...».
Peggio è andata a una coppia di sposini appena rientrati da New York dal viaggio di nozze. La loro luna di miele era cominciata il 28 dicembre scorso con tappe nelle Hawaii e in Usa, ma al ritorno da New York hanno trovato la brutta sorpresa di vedere soppresso il volo che li avrebbe dovuti riportare a Genova. E così i due sposini sono stati costretti ad allungare il loro viaggio all’aeroporto di Fiumicino, con le pratiche di «riprotezione» su un volo Airone. «A New York nessuno ci ha avvisato di questa situazione della compagnia - ha spiegato la sposina Nicola Fugazza - quando siamo arrivati a Roma il nostro volo per Genova non era segnato sugli schermi neanche con la dicitura “cancellato” come dovrebbe essere in questi casi: abbiamo chiesto dove era finito. È un disagio per tutti: chi sciopera ha le sue ragioni ma ci sono dei diritti anche per chi viaggia. Eppure ci sarebbero tante soluzioni senza dover arrivare a tutto questo. Ci facciamo riconoscere sempre».
Stessi disagi anche per il signor Angelo Giammanco, di Terrasini, rientrato da Detroit e che doveva proseguire per Palermo dopo un soggiorno di un mese negli Usa dalla figlia. «Solo casualmente avevo saputo dell’agitazione al momento della partenza, ma poi nessuno mi ha avvertito - si è sfogato -. Ho saputo che lo sciopero va avanti dal 19. Non entro nel merito, ma certo noi passeggeri siamo costretti a subire pesanti disagi negli aeroporti».
Con il passare delle ore la situazione è via via peggiorata e sono stati soppressi per il cosiddetto «effetto domino» ben 86 collegamenti in partenza dallo scalo della capitale, dei quali 65 nazionali e 21 internazionali. Di poco più alte le cancellazioni dei voli in arrivo: 95 in totale, dei quali 70 nazionali e 25 internazionali. La tratta più colpita è quella che collega Roma a Milano, con un totale di 35 voli soppressi tra partenze ed arrivi. Inevitabili i disagi per centinaia di passeggeri, anche se non si sono mai registrate nel corso della giornata file significative ai banchi Alitalia, probabilmente perché i passeggeri, nel timore di incappare in ulteriori disagi, essendo in corso ormai da cinque giorni le agitazioni, hanno preferito, quando possibile, disertare i voli della compagnia di bandiera.
Intanto nello scalo romano anche ieri sono rimasti i presidi, costantemente alimentati da una presenza di circa 200 lavoratori divisi tra i varchi di ingresso, animati qua e là da slogan e fischi. «Ci siamo sempre scusati con i passeggeri per i disagi di questi giorni, ma nell’illegittimità c’è prima di tutto l’azienda, che non ha rispettato gli accordi e che ci sta portando allo sfascio» dichiara Silvano Bernacchia, della Filt-Cgil, uno dei sindacalisti in mobilitazione nell’area tecnica Alitalia, in merito alla dichiarazione del presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, che ha stigmatizzato le agitazioni in atto.
In vista dell’incontro previsto per domani mattina tra sindacati e governo, dunque, non cala il termometro della protesta che all’aeroporto di Fiumicino proseguirà con assemblee e presidi permanenti.