Ora lo dice anche Cofferati: i poveri hanno pagato più tasse

La denuncia del sindaco: ignorate le esenzioni dalle addizionali Irpef decise dai Comuni per chi percepisce fino a 12mila euro l’anno. In 149 città colpiti i redditi più bassi. <strong><a href="/a.pic1?ID=171485">Sanità: la Turco cancella il ticket, ma dal 2008</a></strong>

Bologna - La beffa per centinaia di migliaia di contribuenti è arrivata assieme ai moduli Cud per la dichiarazione dei redditi. In 149 Comuni in tutta Italia, tra cui 14 capoluoghi di Provincia, pensionati, lavoratori dipendenti e autonomi part-time o precari con redditi inferiori a 12mila euro, si sono visti applicare ingiustamente, sul salario o sulla pensione, la trattenuta a titolo di acconto (il 30% del totale) per le addizionali Irpef. E questo anche se avevano diritto all'esenzione totale come avevano stabilito i Comuni di residenza. Una doppia beffa, tra l'altro, e una doppia bastonatura per i contribuenti meno abbienti, perché in tutte queste città le amministrazioni avevano approfittato della possibilità di aumentare l'addizionale comunale prevista dalla Finanziaria. Il fatto è che il ministero dell'Economia ha sì calcolato l'aumento previsto ma non l'innalzamento della fascia di esenzione decisa dai Comuni e concordata con i sindacati.
L'allarme è partito ieri da Bologna, dove il Comune, insieme a Cgil, Cisl e Uil, ha denunciato l'errore dopo essere stato subissato dalle proteste degli esentati. Centinaia di persone si sono presentate ai sindacati chiedendo spiegazioni e molti hanno stracciato la tessera inferociti.
Il problema, denuncia l'amministrazione guidata dal sindaco Sergio Cofferati, che lo scorso inverno aveva duramente criticato la Finanziaria lacrime e sangue del governo Prodi (e a novembre, si è saputo proprio ieri, avrà un figlio dalla compagna Raffaella Rocca), è a Roma dove l'Agenzia delle Entrate, con una circolare di metà marzo - ma i Cud erano già in partenza -, aveva imposto la presentazione di una auto-dichiarazione per gli esentati. Che nessuno, però, ha fatto perché nessuno ne sapeva nulla, spiegano i sindacati.
Solo a Bologna la questione riguarda oltre 70mila persone per un gettito di 2 milioni e 800mila euro. Numeri che si moltiplicano in modo preoccupante se si considera che fra i Comuni coinvolti ci sono città come Torino, Padova, Siena, Pescara, Perugia, Novara, La Spezia e molti altri capoluoghi. In tutto, appunto, si tratta di 149 città, molte delle quali nelle regioni rosse Emilia-Romagna e Toscana, che avevano approfittato di quanto stabilito dal comma 142 della legge Finanziaria: aumento dell'Irpef e contestuale innalzamento della no tax area fino a 12mila euro di reddito rispetto agli 8mila stabiliti a livello nazionale (7.500 per i pensionati).
«Il problema - ha spiegato l'assessore al Bilancio del Comune di Bologna, Paola Bottoni - è che non c'è stato il giusto raccordo normativo con la Finanziaria». «Un meccanismo troppo complesso» denunciano i sindacati, anche perché, come ha sottolineato Bottoni, «queste norme sono state inserite nell'ultimo minuto dell'ultima seduta della commissione Bilancio al Senato poco prima del voto di fiducia sulla Finanziaria». «E il federalismo fiscale fatto così - avverte - non funziona». Un vero e proprio pasticcio, insomma, pensato per accontentare tutti ma a cui ora Enti locali e sindacati chiedono di porre rimedio.
Per questo i segretari confederali di Cgil, Cisl e Uil, Marigia Maulucci, Pier Paolo Baretta e Guglielmo Loy, hanno scritto al ministro delle Finanze Vincenzo Visco e al presidente dell'Anci, Leonardo Domenici, e hanno chiesto un incontro urgente: «Servono modalità più snelle e meno onerose per i cittadini che hanno diritto all'esenzione, evitando che siano questi ultimi a chiedere al proprio sostituto di imposta di essere esentati, al contrario di ciò che recita la circolare del 16 marzo del ministero dell'Economia e delle Finanze». I confederali chiedono al ministro di trovare il modo per far riavere i soldi già pagati a chi aveva diritto all'esenzione e di evitare che l'anno prossimo si riproponga lo stesso problema. Difficile, infatti, che siano i Comuni di loro spontanea iniziativa a restituire il prezioso maltolto. È tutto da capire, però, come e quando verranno rimborsati quanti hanno versato l'acconto non dovuto.