Ora diventa più scivolosa la corsa alla Casa Bianca

Ha affossato i mercati e ora il fallimento della Lehman Brothers rischia di stravolgere la corsa alla Casa Bianca. E non solo perché l’evento è di proporzioni talmente grandi da non potere essere ignorato, quanto, soprattutto, perché porta il confronto su un terreno scivoloso per entrambi i candidati. Fino alla settimana scorsa Obama e McCain avevano duellato su tutto: aborto, politica estera, sicurezza e, naturalmente economia, ma sempre limitandosi a slogan generici e, soprattutto, senza mai affrontare nel merito la crisi dei subprime, che da oltre un anno tormenta l’America.
«Argomento troppo tecnico per il grande pubblico», spiegavano gli strateghi sia dell’uno sia dell’altro; una verità che però ne nascondeva un’altra: nessuno dei due candidati è davvero competente in materia. Il senatore dell’Arizona lo ammise qualche mese fa pubblicamente («non capisco tanto di economia»), ma a sua volta il candidato democratico non è mai riuscito a dare sostanza alla promessa di cambiamento applicata ai mercati finanziari. La reticenza, insomma, fino a domenica giovava a entrambi. Ma ieri hanno dovuto esporsi e la loro inadeguatezza si è palesata subito, soprattutto di primo mattino, quando entrambi hanno rilasciato dichiarazioni di notevole banalità: il senatore nero affermando che «la tempesta finanziaria provocata dal fallimento della Lehman rappresenta una seria minaccia per l’economia nazionale», quello dell’Arizona per ribadire che «i fondamentali dell’economia sono solidi». Nel pomeriggio hanno corretto il tiro. «È l’ennesima prova che Washington e Wall Street non hanno fatto il proprio dovere», ha dichiarato Obama, avvertendo che «McCain propone le stesse politiche di Bush e, dunque, non cambierà nulla».
«Ripulirò Wall Street, sostituendo l’attuale groviglio di leggi vecchie ed inefficaci con nuove norme e trasparenti», ha replicato il candidato conservatore, che ha diffuso anche uno spot in cui si propone come autentico riformatore e promette di lottare contro gli interessi privilegiati delle grandi aziende. Slogan, ancora solo slogan. Di concreto nulla, mentre gli strateghi tentano di calcolare le conseguenze elettorali della bufera borsistica, che in teoria dovrebbe avvantaggiare Obama, in quanto candidato di opposizione a un establishment repubblicano sempre più impopolare; ma, come avverte, Julian Zelizer, docente di Princeton, in questi frangenti gli americani cercano un leader forte, esperto, rassicurante. E ciò dovrebbe giocare a favore di McCain, il candidato con i capelli bianchi. Sì, la gara è stravolta e sempre più incerta.