Ora don Farinella insegna il suo catechismo al Papa

Diego Pistacchi

Silvio Berlusconi dal Papa no. Marcello Pera neppure. Meno che mai se il presidente del Senato si permette di presentare al Pontefice il suo manifesto in favore della cristianità e dell’Occidente. Chi salta su a correggere ancora Benedetto XVI è Paolo Farinella. «Paolo Farinella, prete», specifica lui in calce alla lettera ovviamente apertissima e ovviamente pubblicata su internet. Perché si sappia che la predica al Papa mica la fa uno qualsiasi, ma uno che ha titoli per parlare perché ha preso i voti. O, per meglio dire, che li cerca per il centrosinistra, per quel «cattolico serio e adulto» che è Romano Prodi.
Il sacerdote genovese cui il cardinale Tarcisio Bertone aveva raccomandato di tornare a occuparsi della sua biblioteca, non ha resistito al richiamo del pc ed è finito ancora una volta nella «rete». Ad attirarcelo è stato quell’incontro avuto il 4 marzo scorso dal presidente del Senato con Papa Ratzinger. E soprattutto il contenuto di quei 35 minuti di colloquio durante i quali Marcello Pera ha presentato il manifesto edito dalla Fondazione «Magna Charta» presieduta dallo stesso senatore e dal titolo: «Per l'Occidente forza di civiltà. Le ragioni del nostro impegno».
Il contenuto di quel documento che richiama ai valori dell’Occidente e del cristianesimo e che ha scatenato le critiche al Papa? Eccoli. «Le nostre tradizioni sono messe in discussione - scrive Magna Charta tra i vari punti -. Il laicismo o il progressismo rinnegano i costumi millenari della nostra storia. Si sviliscono così i valori della vita, della persona, del matrimonio, della famiglia. Si predica l’uguale valore di tutte le culture. Si lascia senza guida e senza regola l’integrazione degli immigrati». C’è qualcosa che un prete non dovrebbe condividere? Certo, tutto, se visto dal pulpito di don Farinella. Che al Papa insegna la sua contro-dottrina: «Non vogliamo mettere in discussione le nostre tradizioni che però non vogliamo imporre a chiunque, ma desideriamo scambiare con tutti. Noi siamo consapevoli che le civiltà passano e nuove ne sorgono, come sempre è accaduto nella storia degli ultimi 5.000 anni». O ancora, dice il manifesto di Pera: «Siamo impegnati a sostenere il diritto alla vita, dal concepimento alla morte naturale; a considerare il nascituro come “qualcuno”, titolare di diritti che devono essere bilanciati con altri, e mai come “qualcosa” facilmente sacrificabile per fini diversi». No, per Farinella suona meglio: «Il corpo di uomini e donne è per eccellenza il luogo di libertà-disponibilità individuale e non può essere concepito come campo di conquista o di imposizione ideologica».
Rifondazione non saprebbe fare di meglio. Sulla famiglia, le parole di Pera sembrano catechismo puro: «Siamo impegnati ad affermare il valore della famiglia quale società naturale fondata sul matrimonio, da tenere protetta e distinta da qualsiasi altra forma di unione o legame». Sbagliato. Il prete sul matrimonio la pensa diversamente: «Siamo impegnati a non imporre con la legge questa preziosa forma di convivenza e quindi siamo favorevoli a garantire i diritti delle persone che scelgono altre forme di convivenza». Vabbé, il prete non potrà certo obiettare quando Magna Charta sostiene di essere impegnata «a riconfermare la distinzione fra Stato e Chiesa, senza cedere al tentativo laicista di relegare la dimensione religiosa solamente nella sfera del privato». Macché. Per il manifesto del don, il Papa dovrebbe sostenere che «siamo impegnati a riconfermare la distinzione fra Stato e Chiesa, secondo il principio dell’art. 7 della Carta costituzionale con una piccola variante: “Lo Stato e le Chiese sono, ciascuno nel proprio ordine, indipendenti e sovrani”. Lo Stato laico garantisce l’esercizio anche pubblico della religione». Segue l’immancabile lista di firme da raccogliere on line. Ieri erano 87. Il gregge del prete anti-Papa si assottiglia.