Ora Ds e Margherita competono anche all’ombra di S. Pietro

Arturo Gismondi

Assicura La Stampa che Piero Fassino ha incontrato l’assistente per le relazioni pubbliche di Papa Benedetto XVI Joaquin Navarro Valls per un colloquio. Il cronista Fabio Martini aggiunge che i due interlocutori hanno avuto cura di incontrarsi ma «protetti da qualsiasi sguardo» e si sono congedati «con una robusta stretta di mano».
Il tono vagamente catacombale è il solo elemento che induce a drizzare le orecchie. Perché l’incontro può essere irrituale, e lo diviene tanto più se circondato di tante cautele, ma in sé non stupisce. Ci saranno ben argomenti che interessano da una parte il segretario del più importante dei partiti dell’Unione che domani potrebbe accedere al governo, e dall’altra le massime cariche della Chiesa.
Il giornale torinese ne introduce uno che ha l’aria di appartenere al ricco gossip politico della stagione. E lo rivela nel titolo, che recita: «La svolta di Fassino: disgelo col Vaticano per “marcare” Rutelli». Saremmo di fronte a un episodio che definiremmo di gelosia politica, generato dalla preoccupazione di Fassino per il ruolo che il collega segretario della Margherita avrebbe assunto in Vaticano. La tesi è che fra i due segretari di partito, alleati e destinati per di più a una futura unificazione, kennediana o socialdemocratica che sia, sarebbe in atto una gara a chi fra i due è o può diventare più gradito in Vaticano. La cosa sa un po’ di mercato, ma coi rapporti esistenti negli ultimi tempi fra la Quercia e la Margherita, è possibile che così sia.
Quel che è certo, è che da qualche tempo fra il mondo cattolico e una parte del mondo politico serpeggia una tensione nuova, che investe in modo particolare il centrosinistra. Si tratta in parte di una naturale ricaduta del referendum sulla legge 40, ma anche di un clima creato dalle richieste che provengono da una parte del centrosinistra, in particolare dal nuovo raggruppamento radical-socialista, che ha inalberato fra i suoi vessilli il «socialismo alla Zapatero», a preoccupare il mondo cattolico. Tanto più che il nuovo raggruppamento chiede la revisione del Concordato, e della legge sull’8 per mille, che assicura alla Chiesa buona parte dei fondi per la sua attività. Ci sono poi in corso campagne per la sperimentazione e l'uso della pillola abortiva Ru486, condannata dalla Chiesa, e le coppie di fatto.
La campagna radical-socialista non è destinata a ottenere grandi risultati. Il cardinal Ruini ha già fatto sapere che il Vaticano, controparte essenziale, non ha alcun interesse a rivedere alcunché, anche perché temi come il Concordato non hanno a suo giudizio alcun corrispettivo nelle esigenze della società, e dello stesso mondo politico.
E però, a giudizio del mondo cattolico, è cambiato qualcosa nella politica italiana, e in modo particolare nella sinistra. Le crescenti polemiche sulle «ingerenze dei cattolici negli affari dello Stato», le accuse al cardinal Ruini di «assumere un ruolo da capo-partito», provenendo da uno schieramento che si propone di guidare il governo. E i veleni, a giudizio della recente assemblea della Cei, coinvolgono la gran parte degli organi di stampa. L’allusione del cardinal Ruini alle «pallottole di carta» che avrebbero come oggetto la presenza pastorale della Chiesa è espressione severa, e leggibile.
Preoccupazioni analoghe mostra di avere anche la parte «moderata» del centrosinistra. A parlare chiaro nei giorni scorsi è stata Livia Turco, un termometro per quel che riguarda i rapporti col mondo cattolico, la quale in una intervista al Corriere della Sera ha preso posizione contro quello che ha definito un tentativo di «riaprire una guerra fra guelfi e ghibellini» aggiungendo, a ulterore chiarimento, che il compito dell’Unione «non è quello di dar vita a una guerra di dispetti con la Chiesa, ma di conquistare il governo». Ecco un altro tema sul quale autorità ecclesiastiche e nomenklature politiche avrebbero molte cose da dirsi.
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