«Ora le espulsioni saranno più facili»

Il ministro dell’Interno Maroni: prevista anche l’apertura di 10 «centri di identificazione»

da Roma

«Il problema delle esplusioni c’è - conferma il ministro dell’Interno, Roberto Maroni - e noi nel provvedimento prevediamo norme più efficaci per arrivare alle espulsioni». Una rassicurazione per i cittadini italiani che si confrontano con una storia quotidiana in cui la mano che rapina, uccide, stupra, spesso appartiene a qualcuno che nel nostro Paese non ci doveva stare. Il moldavo che nella notte tra giovedì e venerdì ha ucciso Rocco Trivigno, ferito gravemente la sorella Valentina ed un loro amico, non sarebbe dovuto essere lì essendo colpito da un provvedimento di espulsione. Sul perché questo non sia avvenuto, per lui come per tutti coloro che da irregolari (pregiudicati) hanno ricevuto l’intimazione di lasciare l’Italia e, ignorandolo, si perdono invece nei meandri delle nostre città, il dibattito è aperto, tra rimpallo delle responsabilità e reciproche accuse sull’inefficacia delle norme. Un deficit a cui le novità contenute nel Decreto sicurezza dovrebbero portare dei primi correttivi.
E mentre anche ieri dai ranghi dell’Idv si parlava del provvedimento come della «Caporetto del governo», dai microfoni di «Viva voce» su Radio 24, Maroni ha spiegato che sono previste «norme più efficaci per arrivare alle espulsioni». Tra queste, prosegue il ministro dell’Interno, «c’è per esempio l’apertura di dieci nuovi Cie (Centri di identificazione ed espulsione, gli ex Cpt ndr)». Con risvolti sostanziali perché, spiega, «se un prefetto, un poliziotto o un questore prende un extracomunitario e per l’espulsione lo deve mettere nei Cpt che sono pieni, lo lascia libero. Non può fare altro». Con buona pace dell’ordine pubblico e della sicurezza degli inermi cittadini. Uno stato di illegalità diffusa che, a detta di Maroni, trova radici nella prassi degli ultimi due anni invalsa nel governo Prodi «di disapplicare la legge Bossi-Fini attraverso circolari». Un uso illegittimo, denuncia il ministro, e in violazione di norme ben precise: «Se la legge dice che un cittadino extracomunitario non può stare perché non ha contratto di lavoro - ha aggiunto - non può stare e basta, deve essere rimandato a casa». Un fatto di gerarchia delle norme tale da escludere colpi di mano e per cui «non ci può essere una circolare che dice di chiudere un occhio e dargli un permesso di soggiorno». Una presa di posizione netta che pulisce il campo da ipotesi, circolate a più riprese,su possibili sanatorie a cui Maroni ha ribadito la più «assoluta contrarietà». In coda al suo intervento il numero uno del Viminale è intervenuto sul lucido e agghiacciante opportunismo dell’assassino di nazionalità moldana e quindi irregolare: «Mi dispiace che un cittadino di un’altra nazionalità, come questo che ha provocato l’incidente, per nascondere le responsabilità dica di essere un romeno. La comunità romena - ha concluso Maroni - è ben integrata e la comunità italiana in Romania lo stesso».
Parole distensive che però non hanno scaldato l’omologo di Bucarest, Cristian David, che non ha digerito la sua assenza al convegno sulle relazioni bilaterali organizzato dall’ambasciata romena in Italia e comunità di Sant’Egidio. E all’agenzia Mediafax: «Non avremmo parlato di sicurezza. Da una parte sono rimasto sorpreso. E dall’altro deluso».