Ora un’ex Br trova il lavoro ai disoccupati

Alessia Marani

Strani criteri quelli della Provincia di Roma per assumere i suoi dirigenti. Così nella graduatoria provvisoria dei vincitori dell’ultimo concorso a nove posti di «Dirigente di area amministrativa», spunta anche quello di R. D. S., già capo dipartimento della Cultura al Campidoglio, in passato costretto a lasciare il ruolo di vice di gabinetto del presidente Enrico Gasbarra in seguito a una brutta storia di mobbing e violenza sessuale in ufficio. Baci sul collo e «strusci» melliflui su una giovane donna che nel febbraio 2004 gli valsero una condanna in primo grado a un anno e sei mesi di reclusione e al pagamento di una multa di 10mila euro. «Meriti» che non gli impedirono di essere promosso, appunto, alla «corte» di Palazzo Valentini. Un movimento di poltrone che non passò affatto inosservato. Tanto che ben presto la questione «morale» approdò persino a Bruxelles, dove l’europarlamentare di An, Roberta Angelilli, presentò sulla vicenda un’interrogazione in aula, chiedendo inoltre come fosse «possibile che il Comune di Roma, che tanto si proclama paladino dei diritti delle donne, non si sia costituito parte civile nel procedimento penale». Tant’è. R. D. S. ricorre in appello, si professa innocente. Ma il dado è tratto e l’uomo per evitare ulteriori imbarazzi è costretto ad abbandonare l’incarico. Salvo, poi, ricomparire con l’ultimo concorso.
Non basta. Sbirciando nell’elenco dei responsabili provinciali dei ventidue centri per l’impiego della Capitale e dintorni, i vecchi uffici di collocamento, per intenderci, la sorpresa arriva al punto XXII: Centro per l’impiego Torre Angela, via Jacopo Torriti. Accanto alle informazioni di rito (numero di telefono, fax, indirizzo email, giorni e orari di apertura), ecco alla voce «responsabile centro», comparire il nome di Ave Maria Petricola. Classe 1955, originaria di Valmontone, al processo «Moro II» fu condannata in prima battuta a 6 anni, poi ridotti a 3, quindi amnistiata nell’87. Pentita della colonna armata delle Br, donna del compagno Giulio Caciotti, fu chiamata dai giudici a rispondere della sua attività di brigatista, nonchè delle riunioni durante il sequestro dello statista della Dc, dell’affitto di case e del reperimento di armi che servivano all’organizzazione clandestina, fino a farle raccontare tutto ciò che sapeva su Morucci e Faranda, sull’attentato di piazza Nicosia, sugli attentati al giornalista Emilio Rossi e al preside di Economia Remo Cacciafesta, sulla brigata universitaria, sulla Renault Rossa. Ave, insomma, passa la barricata e comincia un percorso di «redenzione».
Inizia a lavorare per un’associazione che aiuta malati di Aids, nell’aprile 2004 finisce iscritta nelle liste degli assistenti sociali regionali. La Provincia chiude i vecchi carrozzoni dei collocamenti. Più che altro un’opera di restyling. E apre i centri di impiego, con un innovativo progetto di messa in rete delle strutture fra di loro, con collegamenti col mondo universitario e della formazione professionale. «La rete consente un continuo miglioramento del servizio, contribuendo a personalizzarlo e ad arricchirlo - si legge nel programma d’intenti - con l’esperienza e le relazioni territoriali dei vari attori coinvolti, ciascuno dei quali è portatore di un grande patrimonio di rapporti con il mondo del lavoro e della produzione». Come la Petricola, appunto, ex brigatista promossa alla direzione della struttura di Torre Angela, VIII municipio di Roma, tra i più nevralgici e popolosi. Dove (basti pensare a Tor Bella Monaca) c’è la più alta concentrazione di disoccupazione.