Ora la Fabbrica del Duomo «fa sistema»

È nata un’associazione a tutela degli interessi degli enti che gestiscono le cattedrali italiane

Matteo Chiarelli

Il Duomo di Milano, la Torre di Pisa, San Marco a Venezia, Santa Maria del Fiore a Firenze: luoghi di culto internazionali, gioielli dell'architettura mondiale, patrimonio artistico dell'umanità. Ma chi se ne prende cura? Le fabbricerie. Gli enti cioè a cui, secoli fa, venne affidato il compito di reperire, amministrare e gestire le risorse finanziarie necessarie prima alla costruzione delle cattedrali stesse e poi alla loro conservazione.
In tutta Italia oggi ne sono rimaste poco più di venti e quindici (a Milano, Venezia, Firenze, Orvieto, Parma, Siena, Pisa, Todi, Pienza, Chiusi, Pavia, Volterra, Prato, Arezzo, ecc.) per la prima volta si sono unite per dar vita all'«Associazione delle Fabbricerie d'Italia».
«Dove c'è una cattedrale grande e non c'è una Fabbrica ad affiancarla - afferma il presidente dell'Associazione Pierfrancesco Pacini, che presiede anche l'Opera della Primaziale Pisana -, si accumulano i problemi e non si riesce a risolverli. L'intento dell'iniziativa è dunque quello di creare un sistema di rete per rappresentare gli interessi delle Fabbricerie, favorendone la crescita e il progresso».
A Milano è la Veneranda Fabbrica del Duomo, di cui oggi è presidente Marco Orombelli, ad occuparsi della manutenzione e restauro della cattedrale, della conduzione del Museo, dell'Archivio-Biblioteca e della Cappella Musicale, oltre che dell'amministrazione dei beni patrimoniali.
Istituita fin dal 1387 da Gian Galeazzo Visconti, la Fabbriceria milanese ha oggi un bilancio di 20 milioni di euro annui. «Le entrate - afferma Marco Orombelli - sono di differente tipo. Ci sono ad esempio gli introiti ricavati dalla vendita dei biglietti alle cinquecentomila persone che ogni anno visitano le terrazze del Duomo. Ci sono poi le rendite del patrimonio e i finanziamenti che ci garantiscono lo Stato e le Fondazioni».
La prossima spesa prevista è di 1 milione e mezzo circa di euro. «Ci apprestiamo a restaurare e ad arredare a nuovo il Museo del Duomo - continua Marco Orombelli -. Si vuole così riuscire a valorizzare una sede che in massima parte conserva opere di statuaria, e forse per questo oggi non è molto visitata, ma che in Italia risulta essere tra le più importanti».