Ora «faccia da pugile» chiede il risarcimento E intanto cerca lavoro

POLEMICHE Il legale della donna violentata al Quartaccio: «La mia assistita ora ha paura»

Karol Racz lascia il carcere di Regina Coeli dopo 35 giorni detenzione. Giaccone blu e camicia a righe, con il volto coperto da alcuni fogli, il romeno si infila di corsa nell’auto dell’avvocato che lo ha tirato fuori dal carcere, Lorenzo La Marca, e va via senza rispondere alle domande dei cronisti appostati davanti all’ingresso secondario, in via San Francesco di Sales. In macchina non la smette di ringraziare il suo legale: «Sono felice, finalmente è finito un incubo», gli ripete con le poche parole in italiano che ha imparato. Il resto lo dirà stasera durante la trasmissione Porta a Porta.
Il tribunale del Riesame, che già aveva annullato il suo arresto per lo stupro della Caffarella, ha fatto lo stesso per la violenza di una donna di 41 anni in via Anderson, a Primavalle. Per i giudici contro di lui non ci sono prove sufficienti a giustificare il carcere. Non basta il riconoscimento effettuato dalla vittima. La prova del Dna lo scagionava anche in questo caso e, secondo l’avvocato La Marca, nelle dichiarazioni della parte offesa c’erano troppe contraddizioni e anche più di un cambiamento di versione. La donna racconta di aver sentito parlare il suo stupratore in italiano, mentre Racz lo parlerebbe pochissimo. E anche la ricognizione fotografica davanti al gip Silvia Castagnoli, lo scorso 27 febbraio, si sarebbe svolta in un clima di estrema incertezza. «La scarcerazione era un atto dovuto», commenta il difensore appena letto il dispositivo che annulla l’arresto. E subito la mente del legale va alla richiesta di risarcimento danni da preparare: «Di sicuro la faremo, ma questo non è il momento di pensarci». Ora deve pensare a trovare un lavoro a Racz, che prima di finire in cella per lo stupro della Caffarella non aveva mai avuto guai con la giustizia e si guadagnava da vivere con qualche lavoretto qua e là. «Racz è un buon pasticciere - sostiene La Marca - ed è una persona assolutamente affidabile e modesta. Faccio un appello ai fornai perché si facciano avanti. È un cittadino comunitario che non ha mai commesso reati nè in Italia nè in Romania. Spero che possa trovare una sistemazione stabile».
Appello, quello del penalista, che potrebbe non cadere nel vuoto. Lorenzo Tagliavanti, segretario della Confederazione dell’artigianato di Roma, non fa promesse, ma garantisce che «gli immigrati che sanno lavorare seriamente, onestamente e soprattutto disponibili ad impegnarsi la notte non saranno discriminati dagli artigiani panificatori o pasticcieri». «I romani - dice - la mattina hanno il pane caldo soprattutto grazie agli immigrati che, a differenza degli italiani, sono disponibili ad orari disagiati e sono ottimi lavoratori».
La notizia della scarcerazione di Racz ha naturalmente lasciato di sasso la vittima dello stupro. «Ora la mia assistita avrà paura - commenta l’avvocato Stefano Radicioni -. Ha sempre detto che non voleva un innocente in carcere, ma da qui a vedere scarcerato in breve tempo quello che che si indica come colpevole ce ne passa». «Senza leggere le motivazioni del tribunale del Riesame mi è difficile fare commenti - continua il legale -. Devo dire che sono stupito, non posso nascondere la mia sorpresa. Non posso essere a conoscenza degli elementi sui quali i giudici della libertà hanno emesso un provvedimento a favore di Racz. Hanno dato peso ai risultati negativi del Dna? Non penso che dipenda da quello. La stessa Procura in aula aveva spiegato che in alcuni casi la prova del Dna è fallibile. Trovare tracce, quando gli aggressori usano determinati accorgimenti, è impossibile». Il riferimento è alla circostanza affermata dalla parte offesa, secondo la quale il violentatore avrebbe usato un preservativo. «Ribadisco la mia sorpresa - conclude il penalista - anche perché venerdì pomeriggio la mia assistita aveva aggiunto particolari importanti rispetto a quanto avvenuto».