«Ora faccio l’Antipatico tutti i giorni»

Laura Rio

da Milano

Allora, direttore Belpietro, qui al Giornale se lo chiedono tutti: te ne vai?
«So di gettare nel più cupo sconforto alcuni miei redattori, ma, ahivoi, resto...».
Ormai ti vediamo lanciato nell’empireo televisivo...
«Torno in Tv solo a fare L’Antipatico. Ma non lascio la carta stampata. Soprattutto fino a quando fare il Giornale mi darà soddisfazione come con lo scoop delle intercettazioni telefoniche su Fassino. Fare tv è un lavoro complementare che mi diverte».
Le soddisfazioni arrivano da fonti inaspettate: pure Eugenio Scalfari ha scommesso con Giovanni Floris che saresti diventato direttore del Tg5 in capo a venti giorni... Te la sei presa?
«Per nulla, mi sono divertito. La sua uscita ha mostrato come anche i santoni, i maître à penser poi sono inclini al pettegolezzo».
Qualche fondamento quelle notizie devono averlo...
«Chiacchiere. Quattro cose sentite in giro... non vorrei che fosse nato così anche il caso Sifar (lo scandalo sui servizi segreti deviati che Scalfari fece esplodere nel ’67)».
Pagato il dovuto a Floris e stoppato il conto alla rovescia sul Foglio, le illazioni su di te non si fermano: ti hanno affibbiato ogni genere di poltrona...
«Sono anni che lo fanno. Mi hanno indicato come direttore di settimanali, quotidiani, radio... ma resto al mio posto».
Intanto, invece di ricomparire su Canale 5, traslochi a Rete 4. Però cambi orario (alle 23) e vai in onda tutti i giorni, dal lunedì al venerdì.
«Il programma cambia formula ma rimane immutato il marchio. Non ci sarà più il faccia a faccia, ma un talk a più voci. Cambia la scenografia, più ricca (prima c’erano solo due poltroncine) e con un grande schermo che ci consentirà di realizzare vari collegamenti».
Ora ti potrà vedere anche chi non soffre d’insonnia: fino a dicembre andavi in onda all’una di notte...
«Per la verità anche chi va a letto presto mi aveva già visto quando partì il programma, tre anni fa, e allora avevamo raggiunto una media del 14 per cento».
E perché ti hanno lasciato a così tarda ora per due anni?
«Per varie ragioni di palinsesto. E comunque io sono un neofita della Tv e il mio programma andava sperimentato. Adesso torniamo in seconda serata».
Proprio all’inizio della campagna elettorale. Il che si presta all’accusa immediata che il tuo diventi un programma al servizio del Premier...
«È la stessa accusa che mi venne rivolta tre anni fa. Anche allora c’erano delle elezioni, del resto in Italia si vota ogni anno. Mi cucirono subito addosso l’etichetta di braccio armato di Berlusconi. Alla prova dei fatti ho mostrato di fare un giornalismo diverso, non addomesticato, e senza riverenze. Invito, dunque, i critici a guardare il programma prima di giudicare».
Continuerai a essere così «antipatico»?
«Vorrei esserlo. Essendoci più ospiti in studio, però, io sarò meno protagonista».
Ma non era meglio conservare la formula del faccia a faccia che ti ha così contraddistinto?
«Con L’Antipatico ci siamo ispirati a Mixer di Minoli. Ma il ritmo e l’incalzare delle domande è un marchio mio. E questo rimane».
Come te la caverai con i paletti dell’Authority sulla presenza in video dei politici?
«Come ho fatto finora. Inviterò tutti. E rispetteremo la par condicio dalla settimana prossima».
Ti candidi anche tu a un faccia a faccia Prodi-Berlusconi?
«Certo. Me lo auguro. E spero di avere ospiti anche gli altri esponenti di governo e opposizione, da Fassino a D’Alema».
Non ti occuperai solo di politica...
«Come prima, faremo puntate dedicate alla cronaca. E anche di costume e società, per alleggerire».
Stasera di che cosa parli?
«Del caso Quattrocchi, l’italiano ucciso in Irak a cui si sarebbe voluto intestare una via a Genova. In studio il capogruppo di An Ignazio La Russa e il leader no global Vittorio Agnoletto».
Prova a farti uno spot. Perché un elettore del centro sinistra dovrebbe guardare L’Antipatico?
«Perché molti lo fanno già. Si rendono conto che la mia è una trasmissione anticonformista e le domande sono vere, sia per la sinistra sia per la destra».
Perché, quelle dei tuoi colleghi conduttori come sono?
«Noto solo che in televisione fanno fatica ad arrivare le inchieste che si fanno sui giornali. Io porto la mia esperienza di anni nei quotidiani e prima nei settimanali».
E perché lo stesso spettatore dovrebbe sintonizzarsi su Rete 4 e non su Primo Piano o Porta a porta?
«Non sono concorrenziale con Vespa, lui ha tanti anni di esperienza e un programma molto più ricco».
Ma, infine, tu vuoi essere lo Scalfari di destra?
«Mi spiacerebbe per la destra: Scalfari ha sempre portato molto fortuna a se stesso, ma gran poca a quelli che voleva appoggiare...».