Ora Ferrero litiga con se stesso: spinello libero e muro anti-droga

Il ministro a Padova plaude alle iniziative anti-spaccio del Comune

Marino Smiderle

da Padova

È uno strano caso di strabismo politico. Paolo Ferrero, ministro della Solidarietà sociale, si trova incastrato tra il Muro di Padova, frontiera anti spaccio, e il nuovo disegno di legge per legalizzare gli spinelli. Sul muro dice: «Forse non è la soluzione ottimale, ma nel Bronx di Padova non si poteva fare altro». Sugli spinelli dice: «Non ho mai parlato di liberalizzazione. Ma la non punibilità del consumatore serve a togliere il terreno sotto i piedi allo spaccio». Risultato: Mano dura sul ghetto. Morbida sul consumo. la legge, promette il ministro, verrà presentata in Parlamento non piàù tardi della fine di settembre. Meno di un mese.
Ieri, accompagnato dal sindaco di Padova, il diessino Flavio Zanonato, Ferrero ha effettuato un sopralluogo proprio in via Anelli, dove la solidarietà sociale ha lasciato il posto alla criminalità delle bande multietiche di spacciatori. Quelli di Globalproject Padova, un gruppo di estrema sinistra, hanno sparato fin dai primi giorni sul muro eretto dall’amministrazione comunale: «Se queste sono le politiche che il centrosinistra ha in mente per superare la legge Bossi-Fini - si legge in un loro documento - possiamo dire e fare solo quello che abbiamo sempre detto e fatto: lottare contro ogni forma di discriminazione e aprire e liberare tutto ciò che è chiuso, costretto, segregato». Ieri si aspettavano che il ministro prendesse le distanze da un «provvedimento di stampo fascista». Invece niente da fare. «L’amministrazione comunale sta facendo il migliore lavoro possibile - ha detto Ferrero, scontentando parecchi dei suoi elettori presenti con striscioni tipo "Stop walls and check point" -. Un lavoro migliore rispetto a quello di tante altre situazioni analoghe».
«Il Comune sta lavorando - ha proseguito Ferrero - per spostare le persone non per costruire un altro ghetto ma per integrarle nel territorio. Mi sembra un modo di affrontare l’emergenza difficile, in condizioni in cui il Comune non ha avuto risorse dallo Stato, per tentare di fare un lavoro che avrebbe risolto il problema alla radice».
Sul fronte spinello e droghe leggere, invece, Ferrero è molto più in sintonia con la sinistra estrema. In un’intervista rilasciata due giorni fa il ministro ha confermato la sua posizione a favore della legalizzazione dello spinello. «Io ho sempre parlato di legalizzazione nel senso di non rendere punibile il consumo. La non punibilità secondo me - ha aggiunto Ferrero - è una delle strade per arrivare a togliere il terreno sotto i piedi allo spaccio e soprattutto a dividere i mercati il più possibile. Per far sì che non sia possibile che un ragazzino si compri un giorno la cannabis e la settimana dopo si comperi della cocaina da fumare». Una posizione che ha suscitato un vespaio di polemiche. Domenico Di Virgilio, capogruppo di Forza Italia in Commissione Affari Sociali della Camera, ha parlato di «irresponsabilità»: «Si vuole capovolgere la legge Fini-Giovanardi con una separazione antiscientifica tra droghe leggere e droghe pesanti». Contrario alla legalizzazione anche don Oreste Benzi, fondatore dell’Associazione Giovanni XXIII: «Oggi i giovani si trovano in una situazione gravissima. Ora si abbatte su di loro un’altra sventura: il ministro Ferrero sta preparando una legge per depenalizzare subito lo spinello. La depenalizzazione diventa un invito a fare uso dello spinello». Di parere opposto l’esponente della Rosa nel Pugno Daniele Capezzone. «Ottimo. Siamo con il ministro. E tra qualche giorno sarà disponibile anche una nostra proposta di legge per superare di slancio la legge Giovanardi».