Ora Fini attacca la legge sulle intercettazioni Ma prima non era contro la "gogna mediatica"?

Il presidente della Camera critica la legge sulle intercettazioni: "Forse fa l'interesse di qualcuno". Ma solo l'anno scorso la riteneva "doverosa". Fini e Casini chiedono all'unisono: "Berlusconi faccia un passo indietro". Ma il Terzo polo è unito solo dal solito ritornello

Gianfranco Fini torna alla carica e, davanti al popolo Fli a Palermo, chiede a Silvio Berlusconi più concretezza: "Basta con i videomessaggi, il governo deve governare e non lo fa perchè Berlusconi è in tutt’altre faccende affaccendato".

Il punto cruciale del discorso del presidente della Camera riguarda un disegno di legge, quello sulle intercettazioni, che proprio la Camera sta esaminando in questi giorni. "Non è la migliore legge per l’interesse nazionale ma forse per l’interesse personale di qualcuno", commenta oggi Fini. Eppure nemmeno un anno e mezzo fa, prima che il suo partito uscisse dalla maggioranza, aveva detto che una legge che regolamentasse l'uso delle intercettazioni fosse "doverosa" e aveva aggiunto: "Le intercettazioni telefoniche sono state oggetto di abusi nel recente passato e questo è un problema, una questione di diritto e di tutela della dignità personale". 

Persino sua moglie, Daniela Di Sotto, ne è stata vittima nel 2006. Allora Fini si scaglio contro la "gogna mediatica" a cui la consorte venne sottoposta. Aveva definito "disdicevole e immorale" che "alcuni stralci di intercettazioni relative a persone che non sono indagate e che hanno l'unico torto, in qualche modo, di essere legate a persone più famose o di esser citate da persone famose, si ritrovino sbattute in prima pagina".

Ora invece il presidente della Camera, nonostante il suo ruolo istituzionale, scende in piazza e si scaglia contro il governo. L'attacco si fa sempre più personale: "Se il presidente del Consiglio amasse veramente l’Italia dovrebbe fare un passo indietro consentendo a qualcun altro di governare con il contributo di altri". E' ora, secondo il leader di Fli, che Berlusconi faccia "un bagno di umiltà e realismo". E, ancora una volta più che proposte dal palco piovono critiche al governo su patrimoniale e contributo di solidarietà: "Berlusconi ha detto che se avessero adottato questi provvedimenti avrebbero danneggiato gli interessi dell’elettorato del Pdl. Ma gli elettori del Pdl sono gli operai, gli studenti, i giovani".

Il presidente della Camera approfitta anche per lanciare il solito appello alle opposizioni perché si uniscano contro il governo: "Gli italiani non credono più in un politica miope, meschina e di propaganda. Bisogna chiamare a raccolta tuttti quelli che hanno un obiettivo rifuggendo la demagogia. La politica di sviluppo significa credere nel Meridione come opportunità. Non si fa sviluppo sognando le partecipazioni statali, o sognando il ritorno di grandi industrie che hanno creato tanti problemi ambientali". 

E non poteva mancare il riferimento alla secessione e al Carroccio: "Quelli della Lega danno il meglio quando a Pontida si vestono da Unni e Barbari", scherza Fini, che ribadisce: "Non è a rischio l’unità nazionale ma la coesione nazionale minacciata dalla divisione tra Nord e Sud".

Solo qualche ora prima Pier Ferdinando Casini, aveva criticato l'appello ai moderati fatto dal premier ieri. "E' semplicemente ridicolo", ha commentato il leader di Udc, "Ridicolo prima di tutto perchè lui non è moderato e perchè lui ha diviso il campo moderato". E anche stavolta il ritornello è lo stesso: "Se vuole veramente l’unità dei moderati, ha un modo per dimostrarlo: fa un passo indietro e consente agli stessi uomini del suo partito di volare con le proprie ali".

Insomma, proprio nel giorno in cui De Benedetti si dice convinto che il premier sarà costretto a lasciare, il Terzo polo fa quadrato contro il governo. Ma da Fini a Casini, ad unire l'opposizione il ritornello è sempre lo stesso: "Berlusconi faccia un passo indietro".