Ora Fini fa il veggente? "Si voterà nel 2012"

Il presidente della Camera è convinto che si andrà a votare con la legge elettorale attuale. Dice no al condono e chiede la patrimoniale e l'innalzamento dell'età pensionabile". Il decreto? "Un'araba fenice"

Il governo non arriverà al 2013. Ne è convinto, nonostante il suo ruolo istituzionale superpartes, Gianfranco Fini che si dice "sicuro che si voterà nella primavera del 2012" e "purtroppo si andrà a votare con questa legge elettorale".

Intervistato da Fabio Fazio per Che tempo che fa, il presidente della Camera ha rivelato che "Berlusconi tira a campare ancora per qualche settimana per poi andare al voto in primavera. E anche se lui ha detto di essere sicuro di arrivare al 2013 proprio perchè l’ha detto significa che si voterà nel 2012".

Niente governo tecnico, però: "I governi sono tutti politici", sostiene Fini, "È chiaro che chi ha la maggioranza debba governare e io non penso a un ribaltone e quindi il Pdl ha tutto il diritto di governare ma con un nuovo presidente del Consiglio che si presenti poi in Parlamento per fare due tre cose utili (e non il libro dei sogni) per rilanciare il paese e la prima di queste è proprio la riforma della legge elettorale".

Dal leader di Fli arriva anche una dura critica alle misure anti-crisi adottate dal governo e in particolare sul rifiuto di Berlusconi di inserire nel decreto sviluppo un'imposta patrimoniale "perchè colpisce senza dubbio lui e non, come dice, il suo elettorato che è fatto di impiegati, piccoli commercianti, gente comune". Lo stesso decreto, che secondo Fini è necessario attuare al più presto per far ripartire l'economia "resta ancora un'araba fenice".

Per questo il presidente della Camera dà la sua ricetta e chiede che il provvedimento contenga "elementi indispensabili quali appunto una patrimoniale, l’innalzamento dell’età pensionabile ma non il condono perchè ha due difetti: è una una tantum e quindi non è un intervento strutturale e poi premia i furbetti. Spero che non si faccia anche se non è escluso che invece venga attuato".

Anche sul piano europeo Berlusconi si muove male: "Cè un direttorio tra Francia e Germania e c’è da chiedersi perchè l’Italia di fatto è fuori dalla porta ad aspettare che la Merkel e Sarkozy si mettano d’accordo. Ma anche quando si metteranno d’accordo dobbiamo noi fare la nostra parte il che significa fare quello che il governo non sta facendo". Poi aggiunge: "Siamo in condizione di assoluto e drammatico pericolo. Non credo che l’Italia possa fallire, ma siamo vicini al baratro che significa recessione e siamo in una fase di stagnazione".

La conversazione passa anche dall'attualità e si concentra sulle polemiche nate dopo gli scontri del 15 ottobre a Roma e l'ipotesi di reintroduzione della legge Reale. Fini non crede ci sia bisogno di leggi speciali: "Bastano quelle che ci sono ma che devono essere applicate". E commentando la richiesta di abolire alcune intercettazioni, osserva che "se fosse passata questa legge quel delinquente arrestato nei giorni scorsi non sarebbe mai stato preso". Sulla cattura di Gheddafi e la situazione in Libia, il presidente della Camera avvisa del "rischio di una forte presenza islamistica".

Per quanto riguarda la situazione politica, invece, l'ex leader di An esclude un ritorno di un'allenza con Berlusconi: "È difficile stare in una maggioranza con chi vuole una riforma della giustizia per regolare i propri conti con la magistratura. La politica non è un teatrino. Io a suo tempo gli ho contestato alcuni errori e lui mi ha detto che ero io a sbagliare quindi ognuno resta della sua idea". E anche nella Lega "c’è chi comincia sentire un certo malessere". Tra Berlusconi e Carroccio, secondo Fini, "c’è un rapporto antico di carattere anche personale ma c’è anche una reciproca convenienza politica". Berlusconi, spiega, "consente a Bossi a volte di irridere l’unità nazionale, di offendere il Tricolore e di fare gestacci ma tra loro c’è anche un’amicizia che va rispettata".

Fini però è convinto che il Pdl resisterà anche dopo Berlusconi, "anche se lui è convinto di no". E pensa che il premier abbia "in qualche momento di sconforto" addirittura pensato alle dimissioni, "ma poi ci ripensa perchè lui è molto tenace e ha anche degli interessi da difendere. Se però prendesse atto che serve un cambiamento sarebbe molto apprezzato da tutti". Eppure, ammette, anche lui qualcosa di buono l'ha fatta: "Ha dimostrato che anche in Italia si può dare vita ad una maggioranza di centrodestra".