Ora è il fisco a fare il calciomercato

L'Agenzia delle Entrate, benché sia grata al grande calcio che versa al fisco oltre 500 milioni a stagione di tasse sugli stipendi dei calciatori, ha posto nel mirino le comproprietà per imporre il pagamento dell'Iva (al momento del 21%, presto al 23%) su tutte le fasi delle operazioni. Le conseguenze non sono soltanto di natura tecnica perché, oltre a incidere sui bilanci, vedremo come e quanto, mettono a rischio il futuro stesso delle compartecipazioni tanto di moda in Italia. Nella stragrande maggioranza dei casi la cessione in comproprietà d'un calciatore non è così semplice come appare nelle cronache di mercato: per ragioni di plusvalenza e di ammortamento le società normalmente vendono i giocatori a titolo definitivo salvo mantenerne la metà della proprietà sul piano patrimoniale e il diritto di partecipare alle successive operazioni (riacquisto o vendita) per la quota del 50%. All'Uefa questo sistema non piace e in più occasioni ha chiesto alla nostra federazione di abolire la vendita dei giocatori in compartecipazione. Ma non è mai cambiato niente nonostante la battaglia promossa nel 2007 dall'allora presidente dell'Associazione Calciatori, avv. Campana. Le resistenze scaturirono dalla Lega per consentire alle società di imbellettare i bilanci con operazioni più fittizie che reali.
È proprio su questi aspetti che il Fisco vuole fare chiarezza per capire se i trasferimenti in comproprietà possono essere effettuati a costo zero. Il tributarista Victor Uckmar, a suo tempo presidente della Covisoc, fa presente che la tassazione dell'Iva può essere richiesta solo se la cessione in compartecipazione d'un giocatore viene assoggettata a una prestazione di servizio: «Ma si tratta di partite di giro che incidono solo sul piano finanziario. Più che altro bisognerà valutare se varrà ancora la pena di cedere giocatori in comproprietà». Il commercialista Antonino Calabrò, specialista in materia, precisa: «Di fatto questa novità sulla quale sta lavorando il fisco non porta alcun vantaggio alle società di calcio che dovranno fare i conti con una nuova tassazione dell'Iva. È vero che l'Iva è una partita di giro ma è altrettanto vero che la società acquirente dovrà comunque mettere in preventivo in uscita il costo dell'operazione maggiorato dell'Iva. In tutto ciò l'unico vincitore sarà il fisco che farà entrare nelle sue casse il 21% di tutte le transazioni che riguarderanno le cessioni di comproprietà di calciatori. A mio parere si ridurranno di molto le cessioni delle comproprietà mentre aumenteranno gli accordi non ufficiali che avranno come unico scopo quello di limitare la base imponibile ai fini Iva».
Il direttore dell'Agenzia delle Entrate, Befera, ha già incontrato presso i suoi uffici di Roma il presidente della Federcalcio, Abete, e il presidente della Lega, Beretta, ai quali s'è premurato di sottolineare che l'azione del suo istituto va intesa in senso preventivo, non punitivo. Con l'intento di guidare i club ad applicare la normativa Iva secondo criteri condivisi. È diffusa tuttavia la sensazione che l'applicazione delle nuove modalità comporterà un aggravio di imposizione. I colloqui delle ultime settimane, prima politici, poi tecnici, fanno seguito a una richiesta inviata da Abete: «Mi sono immediatamente attivato non appena ho avuto sentore di questa volontà da parte del Fisco. Il rapporto è molto buono, legato anche alla recente sottoscrizione di un protocollo d'intesa per migliorare lo scambio di informazioni. Ci dovrebbe essere quindi la volontà di trovare una soluzione gradita a entrambe le parti perché si tratta di una situazione per così dire storicizzata, che va avanti da oltre vent'anni».