Ora «fronte del taxi» rischia di mettere in ginocchio Roma

Alessia Marani

Manifestazioni, sit-in, minacce di scioperi a oltranza. La manovra bis del governo che vuole la liberalizzazione del settore taxi a tutti i costi rischia di gettare Roma nel caos. I sindacati richiamano la categoria a un’assemblea nazionale nella Capitale per mercoledì, An è pronta a partire da domani con un presidio fisso di protesta davanti al Senato almeno fino a quando il ministro per lo Sviluppo Economico, Pierluigi Bersani, non decida di incontrare le associazioni dei lavoratori e di tornare sui suoi passi. Se a Milano, i tassinari della Madunina hanno già esordito con un stop a sorpresa del servizio da e per gli aeroporti di Linate e Malpensa, i colleghi romani di stanza allo scalo di Fiumicino, non si dicono da meno: «Siamo pronti ad appoggiare qualsiasi forma di protesta, anche spontanea». E intanto venerdì notte, almeno un centinaio di conducenti capitolini si sono dati appuntamento a piazza della Repubblica per fare il punto della situazione. Un po’ come accaduto lo scorso inverno, quando i tassisti della Città Eterna, si videro bersaglio e vittime di rapinatori senza scrupoli (uno su tutti il caso di Filippo Spugna, 51 anni, della cooperativa 3570, ucciso da una coppia di criminali a Settecamini), lo spirito di «corpo» ha prevalso. «I lavoratori sono stati snobati - afferma Carlo Bologna, dell’Ait, Associazione italiana tassisti -. La decisione del ministro è piombata su di noi come un fulmine a ciel sereno. In questo modo, anziché affrontare i problemi della categoria, viene distrutta la certezza di un lavoro». Già l’altra sera, in centro, appena diffusa la notizia della deregolamentazione contenuta nel pacchetto «Cittadino consumatore» del ministro prodiano, per molti è stato pressoché impossibile trovare un tassì. «Eravamo troppo preoccupati - dice un tassinaro - per noi vuol dire perdere la sicurezza di poter portare uno stipendio a casa. Significherà dividerci le briciole, verranno creati solamente tanti precari. Quindi, siamo corsi a riunirci con gli altri, non faremo passare il decreto con tanta facilità. Anzi promettiamo battaglia fino alla fine». Battaglia che, in termini di servizio pubblico, non promette nulla di buono sul fronte romano. «L’annunciata liberalizzazione del settore taxi da parte del governo Prodi sta scatenando reazioni preoccupate, sarebbe troppo riduttivo descrivere una sollevazione del genere come una bieca spinta lobbistica e corporativa - dichiara il capogruppo capitolino di An Marco Marsilio -. Domani il consiglio comunale si riunirà per la prima volta. Spero che la maggioranza non ci faccia aspettare settimane per risolvere i suoi problemi interni e per costituire le commissioni, perché c’è urgenza di intervenire. Chiederemo che il primo argomento da iscrivere all’ordine del giorno della nuova commissione trasporti sia quello dell’audizione delle categorie legate al settore taxi, utenti compresi». La mobilitazione di An riguarderà anche la vertenza dei panificatori, il cui regime (tot panifici in un’area, eccetera) sarà anch’esso soggetto a liberalizzazione. «Al Senato chiederemo anche di ascoltare quest’ultima categoria capitolina - dice Fabio Sabbatani Schiuma, consigliere comunale di An - e al sindaco Veltroni diciamo di portare questi problemi in Comune, di esporsi».
«Da oggi e fino al 5 luglio, nei principali posteggi taxi della Capitale vi saranno assemblee pubbliche alle quali parteciperanno i rappresentanti delle sigle sindacali - spiega Loreno Bittarelli, presidente di Radiotaxi 3570 - cominceremo oggi, appunto, dalla stazione Termini per poi andare a Fiumicino martedì e arrivare a mercoledì dove ci troveremo tutti al Circo Massimo per partecipare all’assemblea nazionale dove decidere le forme di lotta da intraprendere». Le sigle che hanno aderito alle assemblee sono oltre a radiotaxi 3570 anche Unica taxi Cgil, Cna, Cisl, Casartigiani, Uti, Ait e cooperativa Samarcanda. Intanto, in occasione del fermo nazionale previsto per martedì 11 luglio, sarà organizzato proprio a Roma un corteo che partirà alle 9 da Piazza della Repubblica per giungere a Piazza Venezia. Insomma, i disagi nella Capitale sono appena iniziati.