Ora la via di fuga sarà invocare la seminfermità

Sembra che Mario Alessi e Salvatore Raimondi vogliano far credere che Tommaso sia stato ucciso poco tempo dopo il rapimento, in un momento di perdita del controllo, di disperazione, di panico, di furia incontrollata. Stanno tentando di ridimensionare la responsabilità del delitto? Penso proprio di sì, in tal caso hanno avuto la consulenza di qualche legale e stanno seguendo il consiglio di confessare un'azione aggressiva magari provocata dal loro stato psichico precario e provato, magari dimostrabile con l'uso di medicine, forse alterato da psicofarmaci.
Per evitare l'abile tentativo, bisogna conoscere esattamente come, quando e perché il bambino è stato ucciso: 1) le modalità uccisorie diranno chi è stato, se è stato colpito al capo o se è stato strangolato, quindi, se Raimondi o Alessi; 2) lo stato di conservazione della salma, della cute e gli altri indicatori tanatocronologici diranno se il bambino è stato sotterrato da dieci, venti o trenta giorni; 3) le dichiarazioni degli indagati faranno disegnare un quadro dei movimenti e dei comportamenti di tutti, per comprendere quale versione sia contraddittoria; 4) il controllo analitico dei tabulati telefonici degli indagati e dei sospettati, i loro spostamenti e comportamenti, le loro frequentazioni, aiuteranno a comprendere il ruolo e il potere decisionale di ognuno all'interno della vicenda; 5) il controllo della piantina, dei disegni, degli appunti e la loro datazione, diranno se questi documenti sono un miserabile tentativo di percorrere la via dell'omicidio d'impeto e della seminfermità, oppure, se sono due assassini nati.
Certo è che il progetto criminale raccontato da Raimondi ed Alessi non convince. Non ha senso logico la tecnica criminale di rapire Tommaso in quel modo ben organizzato nei tempi, modi e sistemi, assumendosi rischi enormi, per poi comportarsi in modo disorganizzato e confuso, senza chiedere immediatamente la contropartita, obbiettivo essenziale in un sequestro lampo di balordi (anche tramite uno scritto lasciato in casa), fuggire su un motorino come due ladri di polli, intimorirsi al pianto del bambino, perdere il controllo e ucciderlo, rinunciando così all'incasso del riscatto. Ma non potevano abbandonarlo su un prato? In effetti, non solo il sequestro, ma anche l'aggressione mortale, maligna e crudele alla piccola vittima indifesa appare essere stata premeditata, organizzata, stabilita e prevista. I due assassini nati ci stanno provando con l'omicidio d'impeto? Chiederanno la seminfermità? Proveranno il rito abbreviato? Temo proprio di sì.
Ritengo che le indagini investigative, tecniche e scientifiche, autopsia compresa, forniranno risposte in merito, tanto, gli assassini di Tommaso devono comunque vivere il resto della loro vita in galera, ad espiare il male fatto. Va da sé che essi sono e devono essere considerati irrecuperabili dalla Giustizia.
*criminologo