Ora il governo corre ai ripari e scopre la tolleranza zero

Oggi vertice per presentare il ddl sicurezza. Polemico Ferrero: i miei colleghi non mi hanno invitato

Roma - Scarcerazioni più difficili, più uomini per le strade, inasprimento delle norme per la confisca dei beni dei mafiosi, custodia cautelare obbligatoria in caso di rapina, violenza privata e violazione di domicilio, distruzione delle merci contraffatte, «lavori sostitutivi socialmente utili» per chi vende orologi falsi, imbratta i muri e rovina i monumenti. Pugno duro pure per i lavavetri, anche se, come spiega Giuliano Amato, «la questua molesta è già punita» dal codice. Il ministro dell’Interno pensa semmai a un piano nazionale sull’accattonaggio fatto di deterrenti e di alternative alla galera.

Questo e altro nel ddl sulla sicurezza messo a punto in un vertice a Palazzo Chigi con Romano Prodi e i ministri Amato, Mastella, Parisi, Pollastrini, il viceministro Minniti e il sottosegretario Micheli. Assente il responsabile della Solidarietà Paolo Ferrero. «Non sono stato invitato», ha protestato. «Si discute di sicurezza delle città con il ministro della Difesa, ma senza chiamare il ministro della Solidarietà: questo è già un punto da rilevare».

Il governo presenterà il disegno di legge entro tre settimane, dopo l’approvazione del Consiglio dei ministri e il confronto il 18 settembre con la commissione Stato-Città. «Il testo - si legge in una nota - prevederà iniziative per combattere la criminalità organizzata e l’illegalità diffusa, soprattutto nelle aree metropolitane, con particolare attenzione alla prevenzione e al contrasto delle molestie e delle violenze nei confronti delle donne». E la sicurezza «sarà uno dei capitoli chiave della Finanziaria».

Il provvedimento, che vuole prendere di petto il «degrado urbano» in tutti i suoi aspetti, dovrebbe articolarsi in quattro punti. Il primo riguarda la grande criminalità organizzata: sono previste l’estensione delle confische patrimoniali e l’introduzione della figura del tutor per gli imprenditori che lavorano in aree a rischio. Il secondo la microcriminalità, con norme più stringenti per evitare le scarcerazioni facili e con l’introduzione della custodia cautelare obbligatoria per una serie di reati a forte impatto sociale. E per gli omicidi, corsia preferenziale in Parlamento per i disegni di legge che rendono obbligatorio il prelievo del dna. Poi c’è il capitolo accattonaggio.

Inutili, pensano al Viminale, le multe per chi non pagherà mai, come lavavetri molesti e venditori di merci contraffatte: meglio obbligarli ad «attività di pubblica utilità», come negli Stati Uniti. Infine, verrà rafforzata la sorveglianza nelle città d’arte e in tutte le aree di pregio del Paese: per questo compito si sta pensando di usare le forze armate.

Ma il ddl del governo non avrà vita facile. Walter Veltroni approva le misure contro le scarcerazioni facili: «L’effettività della pena è il principio guida del mantenimento delle istituzioni». Ma la sinistra radicale annuncia battaglia. «Spero che il Partito democratico non abbia come unico avversario i lavavetri», dice il segretario del Prc Franco Giordano. «Impostazione sbagliata» anche per Ferrero secondo il quale «questi fenomeni vanno affrontati con l’integrazione». Il verde Angelo Bonelli invita «a non confondere gli emarginati con i delinquenti».

Critiche anche dal centrodestra. Per Maurizio Gasparri «il pacchetto sicurezza del governo era già partito con l’indulto». E per il sindaco di Milano Letizia Moratti «le misure previste non sono assolutamente sufficienti».