Ora è il governo a scaricare Soru Ricorso contro la tassa sul lusso

Rilevati profili di illegittimità costituzionale. Lo schiaffo arriva sonoro. Il governo scarica il governatore della
Sardegna Renato Soru e boccia le discusse tasse sul lusso deliberate
dalla regione a Statuto speciale la scorsa estate

Lo schiaffo arriva sonoro. Il governo scarica il governatore della Sardegna Renato Soru e boccia le discusse tasse sul lusso deliberate dalla regione a Statuto speciale la scorsa estate.
Un dietrofront deciso, quello del Consiglio dei Ministri, che ha così sfiduciato l’amministrazione rossa della Sardegna in materia di gettito fiscale. La decisione di impugnare alcune norme della Finanziaria 2007 della Regione è stata presa ieri, in seguito alla relazione presentata dal ministro degli Affari Regionali Linda Lanzillotta. In una nota, il ministro ha chiarito che «il provvedimento è stato assunto con il parere favorevole del ministero delle Finanze, che ha rilevato numerosi profili di illegittimità costituzionale».
I dubbi sulla legittimità dei balzelli che colpiscono le seconde case dei non residenti in Sardegna, gli aerei privati e le imbarcazioni superiori ai 14 metri, erano sorti già nel corso del 2006. In quel caso, il governo aveva proposto delle modifiche, che Soru aveva poi inserito nella Finanziaria 2007 al fine di superare le eccezioni di incostituzionalità. Tutta fatica sprecata e oggi sulla gabella più odiosa del Mediterraneo pende ancora la minaccia della revoca forzata.
Già, perché i correttivi non sono stati sufficienti e a essere contestate sono sia le competenze tra Stato e Regione in materia tributaria, sia il principio di uguaglianza tra i cittadini. In molti infatti avevano gridato alla «tassa patrimoniale», discriminatoria per quanto riguarda il censo e la provenienza geografica (si fanno differenze tra i sardi e chi ha residenza nel Continente).
Dalla sua, il governatore Soru non abbassa la testa e ignora la mano tesa della Lanzillotta, disponibile a proseguire il confronto e la mediazione: «Noi andiamo avanti, pensiamo di aver fatto bene e di aver applicato lo Statuto della Regione, che ci garantisce ampia autonomia impositiva». Un atteggiamento definito «arrogante e scomposto» dal consigliere regionale Mariano Contu (Fi). Ma il «signor Tiscali» promette battaglia: «C’è qualcuno che vorrebbe cancellare la nostra autonomia, ma noi la difenderemo. E difenderemo questa legge, che è stata definita «sul lusso» ma è un semplice contributo per la tutela ambientale».
Dunque, tutto rimandato alla Corte costituzionale, che si pronuncerà il 18 settembre. E se Soru confida comunque in una nuova vittoria («Due settimane fa è stata discussa un’altra legge regionale sarda e il governo che aveva ricorso ha perso»), la decisione di Palazzo Chigi suscita comunque un polverone politico. «È il fallimento più clamoroso di Soru - attacca il forzista Mauro Pili -. È uno schiaffo di Prodi, una bocciatura senza appello da cui l’amministrazione dovrebbe trarre le dovute conclusioni. Se non verranno revocate subito le tasse, siamo pronti ad una grande mobilitazione».
Insomma, dopo tre interpellanze parlamentari presentate dal centrodestra in merito, la «vittoria politica dell'opposizione» appare netta. Anche perché «ora Soru farà sempre più fatica a millantare l’amicizia con il governo Prodi», ricordano i consiglieri regionali aennini Mario Diana e Antonello Liori. Critici invece i Verdi e Marco Rizzo (Pdci): «Il governo fa come lo sceriffo di Nottingham e difende i privilegi dei ricchi».
Ad esultare è anche l’Associazione Nazionale Voglio Vivere, l'unico ente a tutela dei consumatori ad aver denunciato la legge alla Commissione Europea. «Forse Soru - si legge nel comunicato stampa - pensa di poter fare come in Unione Sovietica, ma fortunatamente la nostra Costituzione impedisce di introdurre imposte discriminatorie». Per non lasciar nulla di intentato, l'associazione ha indetto per il 4 agosto un grande raduno anti-Soru, che si terrà a San Teodoro e si concluderà con il rogo dei moduli F24 con cui pagare la tassa. Sempre che Soru non decida di tassare pure i falò.