«Ora hanno fretta: chissà come li spenderanno»

L’esperta: «È il quarto ciclo di finanziamenti, i problemi sono sempre gli stessi. I soldi? Sono una parte di quelli erogati da Roma all’Ue»

«Una situazione preoccupante. L’Italia continua a non imparare dagli errori degli anni passati. Siamo arrivati al quarto ciclo di finanziamenti, e i problemi sono sempre gli stessi».

Veronica Vecchi, professoressa presso la Bocconi di management e finanza dei progetti internazionali, perché l’Italia non riesce a sfruttare appieno i fondi dell’Unione europea?

«Occorre prima di tutto dire che le rimesse dall’Unione europea non sono soldi “in più” a disposizione delle regioni. Sono gli stessi soldi che Roma eroga all’Unione, e che da Bruxelles ritornano, solo in parte, sotto forma di finanziamenti. Nel caso dei Por del mezzogiorno, in finanziamenti per lo sviluppo di aree disagiate. Destinazione che, anche per questo ciclo, non sarà raggiunta appieno».

Perché?

«Probabilmente alla fine i vari governatori riusciranno a spendere quasi tutti questi fondi; ma la questione è come li spenderanno. Se già senza l’affanno della scadenza molti soldi vengono investiti in modo infruttuoso, figuriamoci in condizione di urgenza: finanzieranno di tutto».

Qual è la causa di questa inefficienza?

«Da un lato la mancanza di piani di vero sviluppo locale. Occorrerebbe finanziare pochi progetti fondamentali, invece che disperdere i fondi in centinaia di microprogetti non integrati e che non risollevano l’economia di un territorio. Altrove l’hanno fatto».

Dove?

«In Spagna, per esempio. Le amministrazioni iberiche hanno saputo concentrare in pochi interventi strategici i fondi europei».

Insomma gli spagnoli hanno guadagnato posizioni sull’Italia grazie a soldi anche italiani?

«In un certo senso, visto che siamo contributori netti dell’Unione, sì. Ma i politici spagnoli hanno affidato i soldi a persone capaci».

E in Italia, invece?

«Purtroppo non è andata così. I fondi europei sono stati sprecati in innumerevoli piccinerie, interventi senza capo né coda che non hanno fatto avanzare di un centimetro le economie regionali. E i risultati sono questi: curo corsi di aggiornamento per la pubblica amministrazione in tutta Italia, e da anni, nel meridione, sento dire sempre le stesse cose».

Cioè?

«Che non ci sono le infrastrutture, che non ci sono soldi. Falso. Le regioni del Sud hanno goduto di immense risorse finanziarie, e altrettante saranno a disposizione anche per il prossimo settennio. Con cifre minori le regioni del Nord hanno saputo fare grandi cose».

Dove bisogna intervenire?

«Prima di tutto bisogna stilare dei piani strategici di intervento più stringenti: individuare poche, ma grandi, priorità verso le quali girare i finanziamenti. Subordinati a ciò, massicci investimenti nella formazione dei quadri dirigenti che si occuperanno dell’assegnazione concreta dei fondi».