Ora i bacchettoni della Cgil censurano l’autolavaggio sexy

Polemiche nel Veneziano. Critiche all’imprenditore che vuole far pulire le macchine a ragazze in
bikini. E il sindacato rispolvera vecchi slogan: "Donne oggetto"

Da Mirano (Venezia) giunge la conferma: alla Cgil i bacchettoni non mancano. Ma come, un benemerito cittadino veneto ha l’eccitante idea di aprire un «sexy car wash», e i sindacalisti rossi cosa fanno? Bloccano l’iniziativa. Di più, gridano allo scandalo: «Basta con le donne oggetto!». Macché «donne oggetto», qui si voleva solo rendere un po’ più emozionante una delle incombenze familiari più noiose.
Tutti sanno infatti come quello del lavaggio dell’auto rappresenti uno degli scogli familiari su cui rischiano di infrangersi anche i più solidi sodalizi coniugali. Quando la macchina comincia a fare concorrenza a una discarica abusiva e spunta il solito simpaticone che ti fa trovare sul parabrezza impolverato la scritta «LAVAMI PORCO!», tra marito e moglie comincia il solito palleggiamento: «Vai al lavarla tu», «No, vacci tu». Certo è che se a insaponarti la cappotta fossero delle belle ragazze in bikini o in versione miss maglietta bagnata, le cose per lui cambierebbero alla grande; idem per lei, se l’autolavaggio di turno offrisse alle gentili clienti anche l’opzione «Full Monty» (cioè con omaccioni palestrati a torso nudo). Ma da quest’orecchio quelli della Cigl non ci sentono.
«Non se ne può più di vedere le donne considerate come oggetti, in questo caso con magliettine scollate e pantaloncini per attirare i clienti maschi», dice scandalizzata la segretaria confederale Cgil di Venezia, Teresa Del Borgo; che, sprezzante del ridicolo, aggiunge: «Noi rifiutiamo - e dovrebbero rifiutarla anche gli uomini - prosegue - questa immagine delle donne, che è poi quella che porta a Ruby e alle feste di Arcore». Neanche il «sexy car wash» dovesse chiamarsi bunga bunga...
Intanto il benemerito cittadino, Antonio Però, non si fa intimidire e conferma il suo progetto imprenditoriale: «Il sexy car wash verrà realizzato con annesso impianto di carburante». «Sono stato male interpretato, anche dalla Cgil - precisa all’Ansa il signor Però, giunto nella provincia veneziana due anni fa da Milano -. A parte il fatto che ho rilevato un impianto che era chiuso, l’ho rimesso in moto e ho così del lavoro, cosa che dovrebbe vedere sensibile la Cgil. Inoltre all’autolaggio chiamerò non solo ragazze, ma anche ragazzi».
«Saranno giornate a spot - continua - dove i clienti potranno lavare gratis le automobili e saranno “aiutati“ da qualche bella ragazza o bel ragazzo. È stato alzato un polverone per nulla». Ma i giovani «aiutanti», donne e uomini, saranno in abbigliamento succinto oppure no? «Rispetteremo le norme sul decoro - risponde Però - Fa sorridere in ogni caso che ci si scandalizzi per un paio di short quando sulle nostre spiagge si vede di tutto...».
Ma evidentemente la Cgil vive in un mondo tutto suo. Sentite com’è indignata: «Prima il concorso per «Miss cameriera, con in palio il posto di lavoro in un pub, adesso il “Sexy car wash“, con ragazze in magliettina ad attirare i clienti in autolavaggio: ce n’è abbastanza per scendere sul piede di guerra contro la solita mercificazione del corpo delle donne, con l’aggravante del ricatto economico costituito dal binomio crisi-disoccupazione». Bum.