Ora i Borsellino vogliono fare la guerra a Sgarbi

La vedova del pm esalta il sindaco di Salemi: "E' un missionario". I parenti la minacciano: "Non accettare la cittadinanza onoraria". Il critico d'arte ha sporto querela. E la giunta si costituirà parte civile per difendere l'immagine del Comune

Vittorio Sgarbi contro Rita e Salvatore Borsellino. O, più esattamente, Rita e Salvatore Borsellino contro Vittorio Sgarbi. Al sindaco di Salemi capita spesso di litigare in pubblico. Stavolta però non è affatto divertito. E soprattutto non è lui il querelato, ma quello che querela. La sua «colpa» è stata di aver offerto la cittadinanza onoraria ad Agnese Piraino Leto, vedova di Paolo Borsellino. Appena l’hanno saputo, i fratelli del magistrato ucciso dalla mafia hanno preso carta e penna e hanno scritto una lettera aperta alla cognata per chiederle, «proprio per il cognome che porta, di declinare l’offerta». E ora l’ultima parola sulla vicenda dovrà scriverla il giudice.

Sì, per tutelare il buon nome del comune, il primo cittadino ha deciso di denunciare l’offesa alle autorità. E la sua giunta si costituirà parte civile. In aula, gli accusati forse citeranno l’antico proverbio, che risale al Cinquecento: Chissa è Salemi, passaticci arrassu. Sunnu nimici di lu Crucifissu e amici di lu Satanassu. «Questa è Salemi, passateci alla larga. Sono nemici di Cristo e amici del Demonio». Difficile però che la superstizione basti a spiegare le ragioni della polemica. In realtà, tutto è cominciato la settimana scorsa, quando Agnese Borsellino ha fatto visita a Salemi. E ha definito quel Satanussu di Sgarbi niente meno che «un missionario». Di più: «Come siciliana sono felicissima della scelta di Sgarbi, che dal Nord ha scelto di fare il sindaco di una cittadina siciliana – ha detto la vedova –. Sono convinta che, grazie a lui, comincerà una nuova stagione. E auguriamoci che ci siano tanti altri Vittorio Sgarbi che possano portare qualcosa di nuovo in altre realtà della Sicilia». Comprensibilmente lusingato, il sindaco l’indomani ha annunciato che intende conferire la massima onorificenza cittadina alla sua ospite.

I parenti son serpenti, recita un altro detto. Rita e Salvatore Borsellino non hanno proprio mandato giù l’intesa tra loro cognata e quel sindaco tanto polemico con la Procura di Palermo ai tempi di Giancarlo Caselli. Spulciando in archivio, salta fuori anche una vecchia dichiarazione di Sgarbi ai tempi in cui Rita Borsellino correva a presidente della Regione: «Non ha diritto a rappresentare da sola l’antimafia, per me suo fratello non l’avrebbe votata». E così adesso Sgarbi, nella lettera aperta dei fratelli del magistrato, diventa nientemeno che un «personaggio dai comportamenti non certamente limpidi né eticamente corretti», e «a cui quindi non si addice certamente il termine di missionario». Subito in coda è intervenuta pure Sonia Alfano, presidente dell’associazione dei familiari delle vittime di mafia. Anche lei invita la vedova a «non prendere decisioni avventate» e accusa Sgarbi di «un atto di immensa tracotanza».

Sarà anche amica di lu Satanassu, Agnese Borsellino, ma Sgarbi ricorda che è anche «una persona adulta, capace di intendere e di volere, e quindi non ha bisogno di farsi spiegare dagli altri come si deve comportare».