Ora i cinghiali vanno a caccia di centauri

Nemmeno la famigerata statale 45, la tortuosa e pericolosa strada che s'inerpica da Prato fino a Piacenza, è risparmiata dall'invasione di cinghiali. Lo denunciano da qualche giorno sia gli abitanti sia coloro che vi transitano ma a gran voce e sulla propria pelle lo fanno notare un gruppo di motociclisti di Prato e altrettanti ciclisti amatoriali della zona. Un fenomeno che fino a poche settimane fa era sempre apparso sporadico e raro ma che, soprattutto negli ultimissimi giorni, sta creando parecchi pericoli di ogni genere.
Gli abitanti lamentano vere e proprie invasioni intorno alle singole case e terreni circostanti al termine delle quali nulla rimane intero nel raggio di centinaia di metri. Roberta Daddario abita a Traso a 20 metri dalla statale e una ventina di cinghiali qualche giorno fa hanno divelto staccionate, danneggiato muretti a secco, devastato le coltivazioni e tentato di «caricare» i cani del cortile, anch'essi impauriti dalla possente mole di taluni ungulati.
«Come fa a dire l’assessore comunale Scidone che diamo da mangiare a queste bestie? Ma si è mai trovato davanti a 4 o 5 cinghiali che lo puntano? Quelli non aspettano che gli dai da mangiare, se lo prendono e basta».
Ma a pagarne le spese sulla propria pelle a suon di fratture, escoriazioni e tamponamenti a catena, sono coloro che percorrono il «saliscendi» sulle due ruote. Elio R., Roberto B. e Angelo C., sono tre amici che domenica mattina, scendendo verso valle, all'altezza di Cavassolo e nel bel mezzo di una curva, sono incappati in un branco di 6-7 cinghiali che stava attraversando la strada, nonostante la discesa fosse a bassa velocità a causa del fondo umido e sdrucciolevole, l'impatto è stato inevitabile e a farne le spese maggiormente (oltre a tutte le biciclette divenute in pochi attimi semplici ma costosi rottami) è stato Elio, colpito da un calcio di una bestia impaurita dall'improvviso trambusto: per lui un polso fratturato e tanta paura.
Ancora più pericoloso invece, il problema che riguarda coloro che cavalcano potenti motociclette, racconta il motivo Carlo Semprenero, presidente di un motoclub amatoriale di San Cosimo di Struppa: «Pur rimanendo un pericolo per chiunque transiti da quella strada, racconta Carlo, a farne le spese principalmente siamo noi che guidiamo la moto infatti, a causa del notevole peso dei mezzi, appena tocchiamo terra raddoppia la velocità e a quel punto potrebbe accadere tutto come finire sotto un camion che sale, contro un muraglione o direttamente giù dai burroni che costeggiano il 70% del percorso».
Un problema serio reso ancor più intricato dai notevoli progressi di adattamento e progresso compiuti nel giro di pochi mesi da questi animali, coraggiosi fino a poco tempo fa e desiderosi di farsi notare di tanto in tanto ai margini sul greto del Bisagno ma capaci, adesso, di scendere da ogni collina della città verso i centri abitati in branchi sempre più numerosi e prepotenti.