Ora i gay vanno allo scontro e pretendono nozze e adozioni

Gay pride, Mastella alza il muro: «I Dico non li voteremo»

da Roma

Hanno accusato i cattolici e i moderati di voler andare a tutti i costi allo scontro. Il giorno dopo il Gay pride però è il diessino Franco Grillini, presidente onorario di Arcigay, a proclamare la vittoria come se fosse in corso una guerra.
«Il confronto con il Family day è sicuramente vinto dal Gay pride perché abbiamo superato la manifestazione vaticana nei numeri, avendo a disposizione infinitamente meno risorse finanziarie e organizzative», come si trattasse di una battaglia dove la vittoria di uno deve rappresentare l’annichilimento dell’altro. Grillini parla di «una manifestazione grandiosa che ha segnato la vittoria dell’Italia laica, quella del divorzio e dell’aborto che è maggioranza nella società».
Dunque il movimento gay si è contato, ha mostrato i muscoli e ora presenta il conto visto che il corteo di ieri ha dimostrato che, dice Grillini, «in Italia il pensiero unico familista è minoritario». Il richiamo all’ordine è per la maggioranza di governo che deve dare risposte concrete. Chiamati in causa i ministri che sono scesi in piazza a fianco degli omosessuali come Barbara Pollastrini (Pari Opportunità), Paolo Ferrero (Solidarietà Sociale), Alfonso Pecoraro Scanio (Ambiente). La piazza però non intende concedere più sconti neanche a loro.
È inutile che si affannino a riproporre i Dico o altre soluzioni troppo edulcorate. Come già succede in altri Paesi europei i gay vogliono sposarsi e magari anche adottare. Tocca ad Aurelio Mancuso, presidente nazionale dell’Arcigay, parlare del cambiamento di rotta del movimento: «Prima avevamo deciso di accontentarci di un passaggio graduale», spiega ma ora se non si vedranno risultati concreti il movimento è pronto «alla restituzione delle tessere elettorali ai partiti e allo sciopero fiscale». Mancuso chiede subito la legge antiviolenza che dovrà essere discussa in commissione Giustizia della Camera. «Se si tenterà di eludere ogni riferimento alle violenze contro gli omosessuali sarà lo strappo definitivo», assicura. E Grillini invita tutto il centrosinistra «a una riflessione seria perché la maggioranza laica e secolarizzata non trova adeguata rappresentanza in un Parlamento che invece è dominato da una maggioranza clericale». Ora, grazie al Gay pride, «si è reso finalmente evidente che esiste un’altra Italia che è maggioranza: laica, libera e moderna». E Grillini conclude inviando un messaggio al portavoce del Family day, Savino Pezzotta: «L’Italia non è un Paese di bigotti e bacchettoni».
Insomma per Grillini chi difende la famiglia e chiede meno tasse per chi ha tanti figli è reazionario e antiprogressista. Ma l’intolleranza che preoccupa il ministro Pollastrini è quella «verso gli omosessuali che sta crescendo» mentre apparentemente il ministro sembra ignorare lo stato delle cose denunciato da Pezzotta, chiamato più volte in causa come portavoce del Family day. «Manifestare è sempre sacrosanto, ma del Gay pride mi feriscono l’offesa, l’attacco alla mia Chiesa, la parodia della sensibilità cattolica, la profanazione dei simboli religiosi e di quella piazza», dice Pezzotta che sottolinea: «Il Gay pride ha svelato che il vero obiettivo sono le nozze gay».
Come gestirà la questione Romano Prodi? Sembra difficile che riesca a sottrarsi alle polemiche come ha fatto fino ad ora nel tentativo di mantenere in piedi la maggioranza. Come conciliare la richiesta della piazza del Gay pride con quelle del ministro della Giustizia, Clemente Mastella, che ribadisce il no alle coppie di fatto. «Un provvedimento sui Dico non avrà i voti favorevoli in Parlamento dei deputati e dei senatori dell’Udeur», taglia corto il Guardasigilli. No condiviso anche dai senatori cattolici della Margherita, i teodem.
Posizioni, queste, molto più vicine al centrodestra che condanna gli eccessi del Gay pride. Riccardo Pedrizzi, An, sottolinea come il Family day si sia proposto come una manifestazione «a favore» della famiglia e della Costituzione mentre il Gay pride si caratterizzi tutta in negativo: «contro» la famiglia e il Vaticano.
Una cosa però accomuna le due piazze per tutto il resto lontanissime nei contenuti e nella forma: la delusione nei confronti del governo Prodi. Soprattutto per quelli che lo avevano votato.