Ora i giudici sputano sentenze sul web

I blog firmati da magistrati diventano una moda. Che mette alla sbarra la giustizia

Eleonora Barbieri

«A volte certe persone superano ogni limite. Chissà che cosa passa loro per la testa...». Il commento sconsolato si legge su «The Law West of Ealing Broadway», il diario on line di un misterioso giudice inglese che, con il soprannome di «Bystander» (ovvero semplice «spettatore»), riempie pagine e pagine del web con pensieri ed episodi della sua vita da magistrato. È vero che deve essere imparziale: ma, come lui stesso sottolinea, nulla vieta che possa avere idee tutte sue, anche sui casi che gli capita di giudicare.
Così, il 6 dicembre scorso, di fronte all’ennesima malefatta di un tossicodipendente ladro incallito, non ha resistito: «Ma che diavolo gli è passato per la testa? Chiunque avrebbe capito di aver superato il limite, possibile che il suo avvocato non gli abbia fatto notare che stava davvero esagerando?». Si è spazientito, senza dubbio. La vigilia di Natale lo ha invece ispirato sulla strada della filosofia: «La prossima settimana avrò alcune udienze, e questo significa che ci sono persone, lì fuori, che ancora non sanno che dovranno trovarsi di fronte a me e ai miei colleghi. Bastano un paio di bicchieri di troppo, un momento di follia, e poi la legge entra in azione, con tutta la sua maestosità».
Gli sfoghi del giudice misterioso non sono isolati: sul web il «blawgger», la moda dei blog a sfondo legale (nel senso di giuridico), è un fenomeno diffuso, a partire dagli Usa. Alcuni dichiarano il loro nome e cognome, altri si limitano ad accennare casi a cui hanno preso parte, come magistrati, avvocati o procuratori. Per «Bystander», i quotidiani britannici hanno scatenato una specie di caccia all’uomo: l’ultimo è stato il Times, che si è interrogato sull’identità di questo «spettatore» della West London.
L’anonimato protegge anche «Opinionistas», una giovane avvocato di uno studio di Manhattan che, nonostante qualche minaccia, continua a rendere partecipi i lettori dei suoi pensieri molto poco politically correct: «Questo blog - recita il messaggio di benvenuto - è una continua osservazione di quanto è ridicolo il comportamento umano». Lei stessa ammette di aver scelto la professione «perché gira intorno a persone folli». La sua penna riscrive così il caso di un cliente: «Mi sono arrabbiato e ho orinato su tutto il pavimento del Pronto soccorso, davanti a due malati di infarto e a un ferito, così mi hanno licenziato. Ma lo hanno fatto soltanto perché ho un quinto di sangue pellerossa per parte di madre!». Ed ecco che il giovane si rivolge all’avvocato, fa causa all’ospedale e, a loro volta, i medici chiedono un po’ di comprensione. «Controllo la posta elettronica dell’Orinatore. E qui comincia il bello: passava ore e ore a flirtare con l’anestesista del terzo piano».
Non manca chi si dedica a qualche considerazione sociologica: «Natale sta arrivando e la parte criminale della società sembra prendersi una pausa - scrive Gavin, difensore d’ufficio e autore del «Diary of a criminal solicitor» -. Di solito il periodo natalizio è tranquillo, a parte ovvietà come i furti, per ripulire le case dai regali, o le violenze domestiche, inevitabili dopo tutto il cibo e l’alcool ingurgitati. L’anno scorso ero alla Polizia la sera di Natale: per fortuna gli agenti hanno rinunciato a un riconoscimento in tv, e così sono tornato a casa per le nove». Commenti da lavoratori, cui può capitare anche uno sciopero degli impiegati: per loro, lo «spettatore» ha parole di sostegno: «Mi trovo molto bene con loro, perciò auguro loro ogni bene. In modo imparziale, ovviamente».