Ora i politici hanno solo la testa nel pallone

Il Genoa continua a risvegliare dal sonno profondo la politica locale, dopo settimane di imbarazzante silenzio. Ieri è stato firmato da 13 consiglieri comunali genovesi appartenenti a partiti diversi, a volte avversari, un «caldo invito alle autorità sportive e istituzionali della nostra città e non solo affinché il tutto venga ricondotto nei binari della giustizia giusta, se dolo c’è stato, e comunque nella sua reale dimensione». Il documento porta le firme di Roberto Adorno, Claudio Basso, Tirreno Bianchi, Massimo Casagrande, Ottavio Cosma, Roberto Delogu, Bruno Delpino, Massimo Franco, Gabriele Gronda, Fulvio Molfino, Giovanni Pilu, Laura Tartarini e Vincenzo Vaccalebre. I quali parlano del Genoa come «una squadra della nostra città la quale, al di là delle ovvie divisioni di campanile, e senza retorica, riconosciamo come la culla del calcio della nostra nazione e alla quale attribuiamo un valore più che simbolico. Abbiamo aspettato con molta serenità che si svolgesse il processo sportivo a carico dei dirigenti imputati, con la certezza che comunque venisse rispettata la presunzione di innocenza di un colpevole fino a prova contraria.Eravamo certi che se si fosse accertata la colpevolezza di qualcuno vicino alla società, si sarebbe valutata con molta cautela la «colpa» eventuale della squadra che, pur non entrando nei fatti sportivi, aveva ben figurato nel campionato ultimo scorso. Ma la giustizia sportiva segue altre regole: è l’imputato che deve difendersi a volte anche dai «si dice» «si mormora» della strada!»
E ieri è tornato ad occuparsi della vicenda Genoa anche il presidente della Regione Liguria, Claudio Burlando, che ha ribadito che «la sentenza è stata troppo severa», ma si è anche spinto in una difesa del presidente Enrico Preziosi, attaccato da tutti proprio nel momento della difficoltà. «Non bisogna mai giudicare una persona - frena le troppe critiche -. Occorre ricordare che lui ha preso il Genoa perché nessun genovese lo aveva fatto».