Ora i poliziotti vanno condannati per «stigmatizzare» i fatti del G8

(...) assolveva un imputato. Era un no global assolto, quindi tutto ok, la sentenza è da rispettare. Tanto più che stavolta il pm, anziché vedersi rifiutare la teoria accusatoria dal giudice, è stato ascoltato persino quando chiedeva di spedire in procura gli atti del processo contro il no global, per vedere se ci fossero gli estremi per accusare i poliziotti che lo avevano arrestato di falsa testimonianza e calunnia.
Nessun lamento neppure per la richiesta che il pubblico ministero Francesco Cardona Albini ha fatto a un altro giudice, in un altro processo G8. Il pm ha chiesto di condannare Vincenzo Canterini, comandante del nucleo antisommossa, a sei mesi per aver spruzzato spray urticante negli occhi di un manifestante: «Una pena simbolica - ha spiegato il magistrato - So che non verrà mai scontata, ma che è la stigmatizzazione di quanto successo». Nessuna lamentela se le pene diventano «simboliche» o «stigmatizzanti».
Non bastavano invece fiumi di inchiostro, non bastava invece un fumetto sulla ricostruzione della Procura di Genova osannato da Concita de Gregorio sin dalla primavera scorsa, ora i fatti della scuola Diaz approdano pure in teatro. E lo fanno con una tournée nazionale. A portarli in scena con un lungo monologo intitolato «Sangue dal naso» è una compagnia di Rieti, il Teatro delle Condizioni Avverse.
Lo spettacolo, in programma stasera a L'Aquila e sabato sera a Roma, si basa sul libro di Carlo Gubitosa «Genova nome per nome» che da cinque anni circola negli ambienti no-global, e si propone come una ricostruzione del G8 del 2001 continuamente aggiornata. Da quella che gli organizzatori dipingono come «un'ingiusta sentenza» che avrebbe assolto «i vertici dei massacri di Genova», quindi, l'iniziativa teatrale ha tratto nuova linfa e si è fatta sempre più forte atto di accusa contro la polizia che entrò alla Diaz. Per dare un tocco di poesia al tutto, infine, le Condizioni Avverse hanno scelto una frase di Fabrizio De Andrè «Sognai talmente forte che mi uscì il sangue dal naso». Peccato che su questa scelta chi non c'è più non possa proprio replicare.
Francesca Nacini