Ora le istituzioni tirano la cinghia: risparmi per 180 milioni in tre anni

Ciampi: «I politici diano il buon esempio». Minori spese per Quirinale, Consulta, Camera e Senato

Adalberto Signore

da Roma

«Una manovra da 20 miliardi: 11,5 di correzione per contenere il deficit secondo i criteri europei; 4,5 per i conti pubblici; 4 per lo sviluppo». Sono da poco passate le otto di sera quando a Palazzo Chigi Silvio Berlusconi illustra i contenuti della Finanziaria appena approvata dal Consiglio dei ministri. Una manovra, spiega il premier, «responsabile», «non elettorale» e che rispetta «con assoluto rigore la parola data a Bruxelles».
Il presidente del Consiglio - che in mattinata era salito al Quirinale assieme a Gianni Letta e Giulio Tremonti proprio per riferire al capo dello Stato i termini della Finanziaria 2006 - duetta a lungo con il ministro dell’Economia e non rinuncia anche a qualche battuta di spirito. E quando Tremonti inizia a spiegare la manovra punto per punto, Berlusconi lo interrompe quasi subito per una premessa: «Scusa, ma forse è necessario che tu dia una definizione di legge finanziaria per il pubblico che non sa cosa sia. È la legge con cui il governo decide la spesa dello Stato per l’anno successivo e i soldi che lo Stato chiede ai cittadini». E l’esecutivo - spiega - ha agito «come un buon padre di famiglia, visto che abbiamo previsto dei risparmi senza però tagliare i servizi sociali». Il riferimento è alle misure della Finanziaria che prevedono risparmi di sei miliardi per le spese ministeriali e altri sei per le spese delle amministrazioni locali. Perché «il nostro scopo - aggiunge - è quello di far costare di meno ai cittadini lo Stato, senza però diminuire i servizi sociali». E chi «dice in giro che togliamo gli asili ai bambini» fa solo del «terrorismo mediatico». «Queste - insiste il premier - sono cose che non hanno alcun riferimento con la realtà» perché «noi non tocchiamo lo Stato sociale». E «grazie a un mio intervento - aggiunge - è stato escluso il paventato aumento delle imposte sulle rendite finanziarie».
La manovra del 2006 («elaborata in 80 ore e approvata in meno di quattro», dice Tremonti) contiene maggiori investimenti nella Sanità («sono passati da 65 a 90 miliardi di euro rispetto all’anno scorso») e una serie di incentivi per i libri scolastici che - spiega Berlusconi - dopo l’introduzione «dell’euro di Prodi» rappresentano un «peso economico per le famiglie». Inoltre, non vengono toccate «le spese sociali dei Comuni che ammontano in media al 12 per cento del totale delle loro spese». «Certo, abbiamo dovuto fare i conti con le risorse, che non sono molte. Anzi poche. Ma - assicura il presidente del Consiglio - la Finanziaria guarda allo sviluppo e alle famiglie». D’altronde, certe politiche «si possono fare quando il Pil cresce», non in una difficile situazione congiunturale. E proprio perché le risorse sono poche, Berlusconi ammette che durante il Consiglio dei ministri ci sono stati «degli incontri dialettici tra me, Tremonti e gli altri ministri che rivendicavano più possibilità di spesa per i propri ministeri». «Abbiamo detto qualche sì - racconta - ma il più delle volte abbiamo detto no».
Berlusconi parla a lungo pure del coinvolgimento dei Comuni negli accertamenti fiscali, perché «credo siano state le misure antievasione più serie prese negli ultimi anni». E sul fronte imprese spiega che, su richiesta delle associazioni professionali, «anziché una diminuzione dell’Irap» si è preferito «diminuire il cosiddetto cuneo fiscale».
Insomma, una Finanziaria «responsabile» e «non certo elettorale» come dice l’opposizione (che per la seconda metà d’ottobre ha già organizzato una manifestazione di piazza a Roma per protestare contro la manovra). «Ce ne andiamo - dice il premier al termine della conferenza stampa a Palazzo Chigi - coscienti di aver fatto il nostro lavoro». Poi una battuta sul suo sessantanovesimo compleanno, festeggiato con un brindisi in una sala attigua quella del Consiglio dei ministri. «Se qualcuno mi avesse detto che a questa età avrei lavorato in questo modo - dice - non ci avrei creduto». Comunque, aggiunge rivolgendosi con un sorriso ai cronisti, «volete sapere quanti anni mi sento?». «Almeno 30 di meno».